venerdì 13 giugno 2014

Piadine come te pare


Dico la verità, avrò mangiato la piadina sì e no un paio di volte.
A Roma e lungo la costa tirrenica le piadine non sono molto popolari e ad esse viene preferita la pizza (bianca, rossa o condita in mille altri modi).
Ciononostante dover fare le piadine per l'MTC di questo mese mi stuzzica parecchio perché, una volta fatto l'impasto, mi posso sbizzarrire a farcirle in tanti modi.
E, naturalmente, le mie prime perplessità nascono proprio per la preparazione dell'impasto. Ho sempre detto che sono poco pratico di impasti e lievitati, ma ormai è una scusa che non regge più: per colpa merito dell'MTC ho fatto così tanti impasti (le tortillas per il chili di carne, gli English muffin per la colazione americana, il pane injera per lo zighinì, tanto per citarne alcuni), che ormai farne uno per le piadine dovrebbe essere una passeggiata.

Seguendo le precise istruzioni di Tiziana del blog l'ombelico di Venere, comincio a preparare gli ingredienti.


Ho dunque usato:
  • 500 g di farina 00
  • 125 g di acqua
  • 125 g di latte fresco parzialmente scremato
  • 100 g di strutto
  • 15 g di lievito per torte salate (io ho usato una bustina da 18 g di lievito biologico istantaneo per pizze e torte salate, che è la dose indicata per 500 g di farina)
  • 10 g di sale
  • 1 pizzico di bicarbonato di sodio
Dispongo tutti gli ingredienti solidi in un'ampia ciotola,  schiaccio con una forchetta lo strutto per ammorbidirlo cercando di incorporarlo nella farina e quindi aggiungo l'acqua e il latte appena intiepiditi tenendoli per pochi secondi al microonde.
Lavoro per qualche minuto tenendo l'impasto dentro la ciotola e poi lo rovescio sulla spianatoia, dove continuo a lavorarlo per 10 minuti almeno, fin quando diventa molto liscio e morbido.


Rimetto l'impasto nella ciotola e lo lascio riposare fino al giorno dopo, tenendolo coperto con la pellicola in ambiente relativamente fresco (causa ospiti a cena, ho ridotto il periodo di riposo a 24-26 ore anziché 48).


Siccome in casa la temperatura era tutt'altro che fresca, dopo circa un'ora ho trasferito la ciotola in frigo dove è stato tenuta fino a un paio d'ore prima dell'utilizzo.
Il giorno dopo riprendo il mio impasto da cui ci ricavo 7 palline: 5 vengono piuttosto grandicelle e 2 un po' più piccoline.
 
 

 
Le lascio un paio d'ore a temperatura ambiente, poi le reimpasto leggermente e le stendo cercando di ottenere dei dischi rotondi dello spessore di 3-4 mm.
Man mano che procedo, appoggio i vari dischi su un piatto rivestito di carta paglia. 


Per la cottura ho  usato una padella antiaderente dal fondo piuttosto alto, che ho messo sul fornello tripla corona per avere il calore uniforme su tutta la padella.
Prima di metterli a cuocere, riprendo singolarmente i dischi di pasta e li ripasso col mattarello per distenderli ancora un po' ed ottenere delle piadine di almeno 22 cm di diametro, pari al fondo della mia padella.



 
Quando le piadine sono ben cotte su entrambi i lati le dispongo su un piatto foderato con un foglio di carta paglia; per mantenerle ben calde, le impilo una sopra l'altra e le copro con un canovaccio.

Riguardo ai tipi di condimento, ho pensato che, dal momento che all'assaggio avrebbe partecipato anche mio genero che è vegetariano, dovevo preparare dei ripieni diversificati per assecondare i gusti di tutti. E questi sono i tipi di condimento che ho deciso di fare.

A. Farcitura classica
        - con mortadella, squaquerello e insalata
        - con crudo di Parma, taleggio e insalata 

B. Farcitura vegetariana
     - al gorgonzola, robiola e caprino
     - con mozzarella e pomodorini

C. Farcitura esotica
     - con salsa guacamole


La Piadinata si è svolta nel terrazzo di casa mia insieme a mia figlia e a mio genero. Per la preparazione abbiamo convenuto di portare in tavola tutti i vari tipi di condimento e poi ognuno avrebbe provveduto a farcire le piadine secondo i propri gusti (PIADINE COME TE PARE, di cui al titolo di questo post). Così, una volta disteso il condimento, ognuno di noi non doveva fare altro che piegare la piadina su se stessa e mangiarsela.
Se poi le piadine o qualche loro condimento avessero riscosso particolare successo e la quantità fosse risultata insufficiente, per soddisfare le richieste di tutti sarebbe bastato dividerle a metà.

Come bevande ho scelto un Lambrusco di Sorbara, che è un vino rosso frizzante e leggero che si consuma fresco (intorno ai 14 °C), e la classica Coca Cola, sempre gradita non soltanto dagli astemi.

Ecco qui di seguito la presentazione (fotografica e/o descrittiva) dei vari condimenti.
(Le foto sono state scattate di notte e i colori sono talvolta alquanto alterati).

visione d'insieme





Piadina con mortadella, squaquerello e insalata

Ho pensato che in una specialità romagnola la gloriosa 'mortazza' non poteva mancare. Come formaggio ho sostituito il classico squacquerone (introvabile dalle mie parti) con lo squaquerello che è molto simile. La piadina è stata preparata stratificando l'insalata (lavata ed asciugata, ma non condita), una fetta di mortadella ed infine una cucchiaiata (in realtà era una coltellata, ma questo non si può dire) di squaquerello.  Poi si piega a metà e la mangi bella gonfia com'è, stando attento a non sbrodolarti il formaggio addosso.






Piadina con crudo di Parma, taleggio e insalata

Per questa piadina ogni descrizione è superflua (il taleggio, tenuto per qualche tempo a temperatura ambiente, è risultato fortunatamente molto cremoso e facilmente spalmabile).








Piadina al gorgonzola, robiola e caprino

In una ciotola metto 150 g di gorgonzola dolce, 75 g di robiola e 75 g di caprino (il rapporto fra i tre formaggi dev'essere di 2:1:1 circa). Aggiungo poi un cucchiaino di paprica, una goccia di tabasco e mescolo tutto fino ad avere una crema molto omogenea e dal colore leggermente rosato.
















    Piadina con mozzarella e pomodorini
    Per preparare questo condimento ho usato 5 pomodorini piccadilly privati dei semi e mezza mozzarella di bufala (è più saporita del fiordilatte) che ho previamente fatto scolare perché perdesse il suo latte. Taglio tutto a cubettini e lascio riposare in una ciotola eliminando, di tanto in tanto, il liquido del fondo.
    Quando tutto rimane abbastanza asciutto, condisco con un bel pizzico di sale, un cucchiaino di origano ed un poco di olio evo.







    Piadina con salsa guacamole

    Poiché il guacamole è una salsa di origine messicana (risale addirittura al tempo degli Atzechi), ho pensato che in tempo di Mondiali di calcio, una piadina messicana ci stesse bene.

    Come ingredienti ho usato:

    1 avocado maturo
    5 pomodorini piccadilly
    1 spicchio di aglio
    1 cipolla bianca piccola
    1 cucchiaio (non grande) di tabasco
    1 lime (succo)
    1 grosso pizzico di sale
    1 pizzico di pepe (rosso)
    3 cucchiai di olio extravergine di oliva
    1 cucchiaino di cumino
    1/2 limone (succo) come antiossidante


    Preparazione

    Taglio a metà l'avocado, lo privo del nocciolo e lo sbuccio.

    Per evitare che la polpa dell'avocado si scurisca subito, lo bagno con un po' di succo di limone che uso come antiossidante.
    Taglio l'avocado a cubetti piccoli e li metto in una ciotola con uno spicchio d'aglio tritato finemente e una piccola cipolla tagliata a pezzettini.


    Aggiungo abbondante sale (l'avocado è poco saporito), un poco di pepe rosso, un cucchiaio (medio) di tabasco (la quantità dipende da quanto piccante si voglia fare), il succo di un lime e qualche cucchiaio di olio d'oliva. Amalgamo i vari ingredienti tritandoli grossolanamente con un frullatore ad immersione e poi aggiungo un poco di cumino. Aggiungo inoltre 5-6 pomodorini piccadilly maturi, ma ben sodi, che privo dei semi e taglio a dadini piccoli.



    All'assaggio questa salsa è risultata molto piccante. Per smorzarne un po' la forza aggiungo altri dadini di avocado che avevo messo da parte.
    Giro bene il composto e lo lascio riposare per circa un'ora per omogeneizzare i vari sapori.
    Quando le piadine erano pronte e ben calde sono state condite con questa salsa, che è risultata saporita, piccante in maniera ragionevole, gradevole e molto originale.
    Tra tutte le piadine preparate, queste condite con la guacamole sono quelle che hanno riscosso il maggior successo. Il vegetariano, esaurita la scorta di piadine, se l'è finita a cucchiaiate! 





    Ricetta fuori concorso: la 'Tigella'

    Le tigelle sono focaccine molto simili alle piadine, ma più alte e più piccole, che prendono il nome dallo stampo che si usa per la loro cottura (la tigella, appunto, o tigellatrice).
    A differenza delle piadine, le tigelle sono fatte con il lievito di birra, quindi l'impasto lievita il tempo di raddoppiare; il resto degli ingredienti è sostanzialmente uguale.
    A me era avanzato un po' d'impasto dai ritagli delle piadine ed il mio genero l'ha usato per fare un paio di tigelle; per lo scopo aveva portato anche la piastra per cuocerle.
    Dopo la cottura, le ha aperte a metà; una l'ha farcita con la mortadella ed un ciuffo di insalatina e l'altra, che ha mangiato lui, è stata condita con la salsa guacamole.


    tigella con mortadella e insalata

    E questo è lo stampo per fare le tigelle





    Postfazione
    La piadinata è trascorsa molto piacevolmente, grazie alle ottime piadine ed al fiume di condimenti che ognuno ha potuto scegliere sulla base dei propri gusti ed inclinazioni.
    Il fresco del terrazzo e le bevande frizzantine hanno poi contribuito a rendere la serata particolarmente amena.
    Grazie Tiziana e grazie, come sempre, alle pazze amiche dell'MTC!



    Con questo lunghissimo post partecipo alla sfida dell'MTChallenge di giugno (sfida n. 40)
      





    sabato 7 giugno 2014

    Pomodori verdi farciti con insalata ai 3 cereali

    Ora che è cominciato il caldo, un piatto di pomodori farciti con una bella insalata di cereali ci sta benissimo.
    La preparazione è molto semplice e la descrivo senza dare dosi precise (ognuno può metterci ciò che vuole).
    Orientativamente ci vuole un pomodoro a persona (ma anche 2 se si usa come piatto unico e non si fa il primo) e 2 - 3 cucchiai di cereali (riso, farro e orzo) per pomodoro.

    Come verdure di accompagnamento ho usato una manciata di fagiolini, qualche zucchina (romanesca) e qualche carota.
    Ho lessato in acqua leggermente salata le varie verdure, facendole bollire per un tempo alquanto ridotto rispetto al consueto, in modo che rimanessero abbastanza sode e poco acquose.
    Taglio tutte le verdure a dadini piuttosto grossolani e le condisco con olio, sale e pepe.


    Recupero l'acqua di cottura delle verdure (ma si può usare anche acqua nuova) e ci lesso i cereali presi da una confezione contenente riso parboiled, orzo e farro perlati. Il tempo di cottura indicato è di 12 minuti.

    Quando i cereali sono cotti a puntino, li scolo, li faccio raffreddare tenendoli un poco nello scolapasta e poi li mescolo con le verdure, aggiungendo, se necessario, altro olio, sale e pepe.
    Mentre la farcitura si insaporisce, preparo i pomodori.

    Taglio la calottina superiore, li svuoto completamente aiutandomi con un coltello ed un cucchiaio, salo l'interno e li appoggio capovolti in un piatto perché perdano la loro acqua.
    Quando i pomodori sono ben scolati, ungo leggermente l'interno con dell'ottimo olio extravergine e li farcisco con l'insalata di cereali e verdure.


    Dopo la preparazione, mi è avanzata un po' di insalata ai cereali che è stato un piacere mangiare la sera per cena.
    Naturalmente le verdure da usare possono essere variate in funzione dei propri gusti e della disponibilità.




    giovedì 5 giugno 2014

    (prova)

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    lunedì 2 giugno 2014

    Sfogliata di zucchine, asparagi e cipolle di Tropea

    Ho pensato a questo piatto vegetariano per finire le zucchine che avevo in frigo da qualche giorno e le 2 cipolle di Tropea che mi erano avanzate da una precedente preparazione (qui).
    La ricetta l'ho ripresa da una mia precedente (sfogliata con zucchine e carote) cui ho apportato varie modifiche.

    Per 4 persone ho usato:
    • 1 confezione di pasta sfoglia rotonda già pronta
    • 5 zucchine romanesche
    • 2 cipolle rosse di Tropea
    • 1 mazzetto di asparagi
    • 3 uova e 3 cucchiai di parmigiano
    • 2-3 cm di radice di zenzero grattugiata grossolanamente
    • Sale, (pepe), olio e una noce di burro
    Comincio a lessare gli asparagi in acqua salata, togliendoli quando sono ancora piuttosto duretti  (dopo 5-6 minuti circa). Dopo avere eliminato la base più dura, taglio i gambi a rondelline (lasciando le cime intere) e le metto da parte.
    Con una mandolina taglio le zucchine a rondelle e le metto da parte.
    Taglio piuttosto finemente la cipolla e la faccio ammorbidire in padella con un poco di olio e una noce di burro. Aggiungo poi le zucchine affettate e le faccio rosolare per alcuni minuti; aggiungo il sale e, quando cominciano a prendere colore, aggiungo gli asparagi tagliati a pezzetti. Regolo ancora con il sale (se piace si può dare anche una spolverata di pepe) e aggiungo un po' di zenzero fresco grattugiato.

    Mentre le verdure si insaporiscono in padella, rompo le uova in una terrina ed aggiungo il parmigiano ed un pizzico di sale. Quando le verdure sono pronte, le lascio raffreddare un po' e le unisco all'uovo scolandole bene dall'eventuale olio in eccesso.

    In una teglia tonda stendo la pasta sfoglia con la sua carta, bucherello il fondo con una forchetta e ci verso le uova con le verdure ben amalgamate.


    Ripiego il bordo della sfoglia verso l'interno e metto in forno caldo (180°) per circa 40 minuti, fin quando la superficie si è completamente addensata.
    Spegnere il forno e lasciare riposare per una decina di minuti.



    Quando la sfogliata si è alquanto raffreddata trasferirla su un piatto da portata.
    Si gusta meglio quando non è troppo calda ed è buona anche fredda.





    lunedì 26 maggio 2014

    Babà con fragole e crema chantilly

    Questo mese partecipare alla consueta gara dell'MTC è per me veramente dura, perché la cara Antonietta del blog la trappola golosa, vincitrice della sfida di aprile, che ricetta ci propone? ... niemtemeno che il Babà! Un dolce dalle origini remote, ma tipico dell'area campana, la cui non facile realizzazione richiede notevole esperienza, occhio e manualità (tutte doti che io naturalmente non posseggo). 
    Oltre ad essere poco pratico di pasticceria e di paste lievitate, ho un tale rispetto per questa specialità partenopea che mai mi sarei sognato di provare a farla. Ma il bello dell'MTC è proprio questo: ti trovi a dover preparare qualcosa che mai avresti pensato di dover fare.
    Dunque, anche stavolta armiamoci di coraggio (e temerarietà) e mettiamoci all'opera!

    Per la realizzazione seguo fedelmente le chiarissime istruzioni di Antonietta, con piccoli adattamenti in relazione agli ingredienti ed agli strumenti in mio possesso.

    Per fare l'impasto uso questi ingredienti:
    • 300 g di farina bio tipo 0 Manitoba (70 + 230)
    • mezza bustina di lievito di birra disidratato (3,5 g circa); la bustina intera (7 g) corrisponde a un cubetto da 25 g ed è adatta per 500 g di farina
    • 25 g di zucchero (5 + 20)
    • 100 g di latte (50 + ~ 50)
    • 3 uova cat. a grandi
    • ½ cucchiaino di sale fino
    Per comodità mia e di chi legge, trascrivo la scansione delle operazioni che ho compiuto.


    Preparazione del Lievitino  (ciotola medio-piccola)

    • Prendo ½ bustina di lievito di birra disidratato (3-3,5 g circa); attivo il lievito con un paio di cucchiai di acqua tiepida e 1 cucchiaino scarso di zucchero; giro bene per amalgamare gli ingredienti e lascio riposare. Dopo neanche 5 minuti il volume è più che raddoppiato, diventando una massa spugnosa più grossa di una noce: il lievito è attivo, anzi è parecchio arzillo e passo alla fase successiva.
    • Sciolgo il lievito attivato in 50 g di latte tiepido più 1/2 cucchiaino di zucchero (un altro po' di zucchero lo avevo usato prima) e lo impasto con 70 g di farina Manitoba.
    • Copro la ciotola con un panno umido e lascio lievitare fino al raddoppio (mi ci vuole poco meno di un'ora).

    
    il lievitino all'inizio e dopo un'ora



    Primo impasto  (ciotola grande)
    • Verso in una ciotola grande i restanti 230 g di farina, faccio la fontana, ci verso il lievitino e le 3 uova.


    • Lavoro schiacciando ripetutamente nella mano l’impasto per amalgamare le uova e aggiungo il latte, un cucchiaio per volta, per ammorbidirlo man mano che ne sento la necessità, senza però renderlo molle.
    • Impasto energicamente, sbattendolo verso la ciotola per una decina di minuti.
    • Copro e lascio lievitare per 80/90 minuti e comunque fino al raddoppio.
    l'impasto all'inizio e dopo circa 80 minuti

    Secondo impasto  (ciotola medio-piccola)

    • In una ciotolina lavoro il burro a pomata, impastandolo con i restanti 20 g di zucchero e ½ cucchiaino di sale.
    • Lo aggiungo al primo impasto, una cucchiaiata alla volta, facendolo assorbire bene prima di aggiungere la successiva.
    • Lavoro per 5 minuti nella ciotola, poi ribalto tutto sul tavolo e inizio a lavorare energicamente piegandolo e sbattendolo più volte fin quando inizia a staccarsi dalle mani e piegandolo mantiene una forma tondeggiante, senza collassare; dopo una ventina di minuti la mia schiena ha deciso che l'impasto era pronto.


    Formo quindi delle palline strozzando l’impasto tra pollice e indice, e le sistemo nello stampo. Per l'occasione ho usato uno stampo al silicone che uso in genere per il budino di riso o per qualche altro dolce. Ho anche un'altra teglia, ma è molto grande, ha le pareti lisce ed il buco enorme. Decido quindi di usare lo stampo al silicone.
    Metto a lievitare a forno spento e luce accesa, coprendolo con un panno umido (in circa 2 ore dovrebbe triplicare il volume).
    Dopo un'ora do un'occhiata e vedo che il panno si è completamente sollevato: l'impasto sta lievitando come mai mi sarei aspettato e comincia a debordare!
     


    Dopo un primo momento di smarrimento decido di trasferire lo stampo dentro una ciotola molto capiente e di coprirla con il panno, aspettando ancora un po' che continui la lievitazione.


    Con il passare del tempo la gestione di questo impasto diventa sempre più difficile perché, rigonfiandosi sempre di più, mi costringe a rimboccare verso l'interno la parte che tende ad uscire dai bordi (forse era meglio usare lo stampo grande, o metterci meno impasto).
    Per porre termine a questa lotta tra me e l'impasto decido di infornare senza indugiare ulteriormente.
    Dopo una decina di minuti di cottura a 200° (forno statico) copro la superficie con un foglio di alluminio per evitare che diventi troppo scura.
    Per evitare di bruciare l'impasto (il mio forno elettrico scalda molto bene) diminuisco la temperatura portandola a 190°, aumentando leggermente il tempo di cottura. Dopo 35-40 minuti, spengo il forno e socchiudo lo sportello.
    Dopo una ventina di minuti capovolgo il babà in un piatto sufficientemente largo.

    il babà appena sformato


    Preparazione della bagna

    Mentre il babà era in forno ho preparato la bagna seguendo le istruzioni di Antonietta.
    In una pentola sciolgo 400 g di zucchero in 1 litro d'acqua e aggiungo la scorza di un limone biologico (del giardino di mia sorella) tagliata molto finemente con un pelapatate.



    Dopo aver fatto sobbollire molto dolcemente per una decina di minuti, spengo il fuoco e lascio intiepidire un poco.
    Quando sia il babà che lo sciroppo sono tiepidi, bagno il dolce con un mestolino, raccogliendo il liquido che si deposita sul fondo e ripetendo l'operazione svariate volte fino a che il babà sarà completamente intriso.
    Elimino il liquido in eccesso e lo conservo per l'indomani, lasciandolo nel forno freddo coperto con una grossa ciotola d'acciaio.

    Il giorno dopo riprendo il babà, lo bagno ancora con lo sciroppo eliminando quello in eccesso che rimane sul fondo.
    A questo punto lo trasferisco sul piatto di portata e comincio la

    Preparazione della gelatina di albicocche

    Non avendola trovata nei negozi  vicino casa, la preparo partendo da 5-6 cucchiai di confettura di albicocche cui aggiungo 1-2 cucchiai di acqua. Lascio scaldare a fuoco molto dolce per una decina di minuti girando continuamente per sciogliere eventuali parti più dense e spegnendo il fuoco quando la gelatina ha una densità capace di avvolgere il cucchiaio. Risultando molto liscia, non ritengo necessario doverla filtrare.

    Con un pennello raccolgo la gelatina e la distribuisco sulla superficie del babà per farlo diventare bello lucido.



    Preparo infine la decorazione con

    Crema chantilly

    Questo tipo di crema non è altro che una crema pasticcera mescolata con panna montata eventualmente addizionata di zucchero a velo.

    Preparo quindi la crema pasticcera.
    Questi sono gli ingredienti che ho usato: 3 tuorli d'uovo; 90 g di zucchero semolato; 25 g di farina 00; 25 g di maizena; 2 scorzette di limone (al posto della vaniglia); 250 ml di latte intero.

    In un tegame metto il latte e la scorza di limone che poi lascio scaldare a fuoco dolce fin quasi ad ebollizione.
    In un altro tegame unisco lo zucchero con i tuorli d'uovo, poi la farina e la maizena e comincio ad amalgamare con una frusta.
    Aggiungo quindi il latte ancora caldo, continuo a girare per evitare i grumi e metto a bagnomaria a fuoco dolcissimo, girando sempre con la frusta.
    Quando la crema ha raggiunto la giusta densità, spengo il fuoco e la verso in una terrina per lasciarla raffreddare. Per evitare che faccia la pellicina, copro la crema con la pellicola, provvedendo a farla aderire bene in superficie.

    Quando la crema si è bene raffreddata, comincio a fare la chantilly.
    In una ciotola molto fredda verso 250 ml di crema di latte appena tolta dal frigo ed un cucchiaino colmo di zucchero a velo vaniglinato. Comincio a montare gli ingredienti con una frusta elettrica e, quando la panna si è bene assodata, la unisco alla crema pasticcera che nel frattempo ho versato in una terrina (anch'essa ben fredda). La quantità da aggiungere deve rispettare il rapporto crema/ panna di circa 1 : 1.
    Con una frusta a mano amalgamo delicatamente le due creme fino ad ottenere un composto molto liscio e delicato.

    Dispongo infine la chantilly dentro una tasca da pasticcere e comincio a decorare il mio babà.

    Completamento del babà

    Con un sac à poche disegno alcuni riccioli di crema sulla sommità e sul bordo del babà al cui interno dispongo una fragolina. Riempio infine il foro centrale con la crema e lo chiudo con un'albicocca secca denocciolata, completamente reidratata tenendola immersa nello sciroppo della bagna per diverse ore.



    Solo al momento del consumo ho innaffiato le singole fette con del buon rhum (qualche astemio irriducibile si è accontentato del babà bagnato con il solo sciroppo).

    Nonostante le perplessità iniziali ed i grossi dubbi che mi hanno accompagnato durante la preparazione, il risultato è stato strepitoso: un babà dolce, morbidissimo e saporito come meglio non potevo sperare.
    Questo è quanto è rimasto dopo pochissimi minuti



    Per farlo ci ho faticato parecchio, ma sono molto contento di esserci riuscito. Grazie Antonietta e grazie amiche dell'MTC!





    mercoledì 21 maggio 2014

    Bruschetta con cipolle di Tropea in agrodolce

    Non amo la cipolle e nelle mie ricette cerco sempre di evitarle o di farne un uso molto moderato. Devo però riconoscere che le cipolle rosse di Tropea, dal gusto particolarmente dolce, sono tutta un'altra cosa.

    Dalle notizie che trovo su internet apprendo che questo ortaggio  è stato importato dai Fenici oltre 2000 anni fa e attualmente è coltivato prevalentemente lungo la fascia tirrenica calabrese, tra le provincie di Vibo Valentia, Cosenza e Catanzaro.

    Nel 2008 nasce il Consorzio di tutela per la promozione e valorizzazione della IGP (Indicazione Geografica Protetta) Cipolla Rossa di Tropea Calabria.

    Cipolle rosse di Tropea IGP

    Le sue peculiarità qualitative, che la rendono dolce e non amara, dipendono dal suo corredo genetico e dalla sua interazione con l’ambiente pedoclimatico (terreno, temperatura, umidità, ore di luce, ecc.).
    Ha un alto contenuto di caroteni, vitamina C, vitamina E, ferro, selenio, iodio, zinco e magnesio. Essendo inoltre ricca di glucosio, potassio e sodio, ma povera di grassi, viene tradizionalmente utilizzata per curare le infezioni intestinali, per prevenire malattie cardiovascolari, la calcolosi renale e la pertosse. Un'altra delle sue proprietà è quella di essere un sedativo naturale, utile a conciliare il sonno.

    Questa cipolla si presta ad essere impiegata per numerose ricette; una di queste la proposi  anch'io qualche tempo fa (qui).
    Questa volta l'ho voluta usare molto semplicemente per una bruschetta da mangiare come antipasto.

    La preparazione è molto semplice e veloce. Questi sono gli ingredienti:

    6 cipolle rosse di Tropea IGP
    2 cucchiai di capperi sotto sale (50-60 g)
    4 cucchiai di aceto bianco di vino
    1 cucchiaio di zucchero
    olio e sale q.b.

    Pulisco  le cipolle togliendo le parti esterne più coriacee.


     
    Poi le taglio a metà e quindi a fettine molto sottili.



    Le metto a cuocere in padella con qualche cucchiaio d'olio e aggiungo poi 2 cucchiai colmi di capperi previamente ben dissalati.



    Aggiungo quindi un poco di sale e lascio cuocere per alcuni minuti.
    Quando le cipolle cominciano ad ammorbidirsi aggiungo l'aceto (mezzo bicchiere scarso) e lo zucchero.
    Continuo a cuocere per far evaporare in parte l'aceto e caramellare lo zucchero finché le cipolle diventano di un bel colore ambrato chiaro.
    Verso tutto in una ciotola per poi distribuirle su fette di pane casareccio abbrustolito sotto il grill del forno.

    Bruschetta con cipolle di Tropea in agrodolce

    Le cipolle avanzate sono state usate come accompagnamento per un piatto di carne particolarmente forte e saporito (il peposo dell'Impruneta).




    domenica 11 maggio 2014

    Penne con salsa di robiola, asparagi e pistacchi

    Ubi maior minor cessat dicevano i latini, vale a dire Dove c'è il maggiore, il minore cessa; in altre parole: quando c'è qualcosa di importante, tutte le altre passano in secondo piano.
    E' quello che è capitato al mio precedente post dove, oltre alla ricetta dei Fusilli con salsa di prezzemolo, noci e asparagi ho anche pubblicato le foto del matrimonio di mia figlia. Naturalmente queste (poche) foto hanno oscurato la ricetta.
    La replico oggi che ho fatto un piatto molto simile, ma altrettanto appetitoso. Eccola.

    Per 3 persone ho usato i seguenti ingredienti:
    • 100 g di robiola
    • un mazzetto di asparagi
    • una manciata (abbondante) di prezzemolo
    • uno spicchio piccolo di aglio
    • 50 g di pistacchi sgusciati, non tostati e non salati
    • 2 cucchiai di olio
    • una noce di burro
    • sale (e pepe, se piace)
    • 300 g di penne (o altro tipo di pasta corta)

    Comincio subito a lessare gli asparagi in acqua salata usando un recipiente stretto e alto (era una lattiera), tenendo le cime fuori dall'acqua affinché si cuociano al vapore. Questa volta gli asparagi non sono stati spellati perché il gambo era abbastanza verde e sottile, però ho eliminato un tratto della parte basale che è sempre piuttosto coriacea.


    Dopo una decina di minuti li tolgo dall'acqua, recupero le cime più tenere e le metto da parte, mentre i gambi li taglio a pezzetti e li metto nel frullatore insieme alla robiola, al prezzemolo e ai pistacchi; aggiungo quindi un pizzico di sale e un paio di cucchiai di olio. Comincio a frullare aggiungendo un po' dell'acqua di cottura degli asparagi, che è molto saporita, per rendere l'impasto sufficientemente morbido.



    Nel frattempo metto a cuocere la pasta.
    Le cime di asparago che avevo messo da parte le finisco di cuocere scottandole per qualche minuto in un poco di burro e un cucchiaio dell'acqua di cottura degli asparagi.



    Scolo le penne al dente e le condisco bene con la salsa morbida e saporita.
    A questo punto posso impiattare e rifinire aggiungendo un altro poco di salsina e disponendo in superficie le cime di asparago.



    Non c'è stato bisogno di aggiungere altro formaggio (niente parmigiano!) o pepe perché il piatto è risultato molto saporito e delicato allo stesso tempo.






    giovedì 1 maggio 2014

    Fusilli con salsa di prezzemolo, noci e asparagi ... e le foto della sposa

    Dopo la scorsa ricetta a base di frattaglie di pollo, un primo piatto vegetariano (ma non vegano) ci sta bene!

    Per 2 persone (affamate) ho usato i seguenti ingredienti:
    • 40 g di gherigli di noce
    • 50 g di feta
    • un spicchio di aglio piccolo (oppure 1/2 spicchio)
    • un mazzetto di prezzemolo
    • 15 turioni (germogli) di asparago di media grandezza
    • 3 cucchiai di olio evo
    • una noce di burro
    • sale (se piace anche pepe, ma io non l'ho usato)
    • 200 g di fusilli (o altro tipo di pasta corta)

    asparagi, prezzemolo, aglio e noci

    Per prima cosa comincio a pulire gli asparagi che avevo comprato due giorni prima e conservato fuori del frigo tenendoli all'ombra con il piede in acqua.
    Con un pelapatate tolgo i filamenti del gambo, elimino la base che è troppo dura (a sinistra destra nella foto sotto), e conservo la parte terminale più tenera.


    Li lego con uno spago da cucina e li metto a bollire in un recipiente stretto e alto, tenendo le cime fuori dall'acqua affinché si cuociano al vapore.


    Dopo una quindicina di minuti li tolgo dall'acqua; le cime più tenere le metto da parte ed il gambo lo taglio a pezzetti.



    Metto nel frullatore i gambi di asparago spezzettati, aggiungo poi la feta sbriciolata (lasciandone un poco per guarnire il piatto), i gherigli di noce, l'aglio (non tanto perché tende a predominare), le foglie di prezzemolo, un pizzico di sale e 2 o 3 cucchiai d'olio. Quindi frullo tutto fino ad ottenere una salsina morbida e saporitissima (se piace, si può aggiungere anche una spolverata di pepe, ma io non ce l'ho messo).




    Nel frattempo metto a cuocere la pasta in abbondante acqua non troppo salata (la feta è abbastanza saporita).
    Le cime di asparago che avevo messo da parte le finisco di cuocere scottandole per qualche minuto in un poco di burro.



    Scolo i fusilli al dente e li condisco bene con la salsa. Il condimento deve risultare morbido e cremoso; se la pasta dovesse risultare troppo asciutta, si può aggiungere qualche cucchiaio dell'acqua di cottura.
    Rifinire il piatto disponendo in superficie un po' di feta tagliata a lamelle sottili e le cime di asparago che avevamo insaporito nel burro.




    Se vi dicessi che il piatto era appetitosissimo, voi ci credereste...?

    (Non aggiungete parmigiano o altri formaggi, altrimenti rovinereste tutto).
    __________


    p.s. Qualcuno mi aveva chiesto di pubblicare qualche foto del matrimonio di mia figlia, che si è sposata il 25 aprile. Eccolo accontentato.




    prima di uscire di casa



    gli sposi che escono dall'Abbazia di Fossanova (Priverno, LT)




    gli sposi con i loro genitori


    lo sposo che canta col suo gruppo

    la sposa che balla felice

    E penso che questo possa bastare!