lunedì 21 settembre 2015

Croissant sfogliato per l'MTC n. 50

Questo appuntamento non lo potevo mancare: è quello del giubileo dell'MTC che questo mese festeggia la cinquantesima sfida!


Io ho cominciato a far parte di questa pazza comunità nel gennaio 2013 con la ricetta dei pici ed ho continuato senza interruzioni fino alla scorsa sfida, quando per la prima volta ho saltato il turno per la nascita del mio primo nipotino.
Riprendo questo mese con una ricetta che quando l'ho letta mi ha fatto tremare le gambe: i croissant di pasta sfoglia.
Per fortuna Luisa Jane Rusconi del blog Rise of the Sourdough Preacher spiega molto dettagliatamente il procedimento e ci propone anche dei video dove è possibile vedere i passaggi più cruciali. Ciò non toglie che fare la pasta sfoglia non è affatto facile e richiede un'alta dose di perizia ed esperienza.
Siccome sono doti che io non posseggo, non avendola mai fatta, ed essendo per giunta poco pratico di pasticceria, ho cercato di limitare il rischio di fallimento seguendo molto fedelmente le istruzioni ed evitando i voli pindarici.

Ingredienti
  • 300 g di farina Manitoba (contenuto di proteine 15.5%) + 100 g di farina tipo 00 (proteine 10%);
  • 220 ml di latte parzialmente scremato;
  • 40 g di burro ammorbidito a temperatura ambiente;
  • 30 g di zucchero semolato;
  • 9 g di sale;
  • 4 g di aceto di vino bianco;
  • 5.5 g di lievito di birra disidratato Mastro Fornaio (dose calcolata per 400 g di farina);
  • 200 g di burro per la sfogliatura (burro 'Trentino' all'84% di grassi);
  • 1 uovo per la lucidatura.

Procedimento

L'impasto
In una ciotola sciogliere lo zucchero ed il sale nel latte e l'aceto.
Setacciare le 2 farine (75% di Manitoba e 25% di tipo 00, pari a un contenuto percentuale di proteine di 14,1 g circa).
Incorporare il lievito disidratato, unire il burro ammorbidito ed aggiungere gli ingredienti liquidi.
Lavorare l'impasto non troppo a lungo (una decina di minuti) fino ad ottenere una massa abbastanza morbida ed omogenea.
Formare un quadrato e avvolgerlo nella pellicola alimentare.
Fare riposare il panetto in frigo per almeno 6 ore (io tutta la notte).

Il pacchetto
La mattina dopo, prima di tirare fuori dal frigo l'impasto, mettere il panetto di burro per la sfogliatura tra 2 fogli di carta da forno e cominciare a batterlo col mattarello per abbassarlo ed ottenere un rettangolo di circa 18 x 24 cm.
Rimettere il burro schiacciato in frigo e prendere l'impasto per procedere alla lavorazione.
Stendere l'impasto a circa 6 mm di spessore, facendo in modo che diventi largo poco più del panetto di burro e lungo 2 volte.
Impacchettare il burro ponendolo su una metà dell'impasto e ripiegarvi sopra l'altra metà (piega a due).



Sigillare i bordi con il mattarello, quindi schiacciare la superficie e cominciare a stenderla fino ad ottenere una striscia lunga 3 volte la base.

Giro a tre
Procedere con la piega a tre.


Quindi avvolgere nella pellicola e riporre in frigorifero per mezz'ora circa (per accelerare il raffreddamento ho diminuito la temperatura del frigorifero di 1° portandolo a +4°C).


Riprendere il rettangolo, premere col mattarello e poi stenderlo, avendo cura che la piega rimanga sulla destra, tirandolo fino a una lunghezza pari a tre volte il lato corto.
Fare ancora una piega a tre, avvolgere nella pellicola e fare riposare in frigo per mezz'ora.
Ripetere l'operazione ancora una terza volta e rimettere nel frigo (siccome la temperatura dell'ambiente era tutt'altro che fresca, dopo 15' di riposo in frigorifero ho trasferito l'impasto per altri 15' nel freezer).
Ogni volta che si inizia a stendere l'impasto controllare che la piega stia a destra; ciò significa che si deve ruotare l'impasto di 90° per non stendere sempre nella stessa direzione.

Il triangolo
Dopo l'ultimo riposo, dividere l'impasto in due e stendere ogni porzione fino a formare due rettangoli di 26 x 34 cm ciascuno ed uno spessore di 3-4 mm circa (infarinare a sufficienza, ma senza esagerare, il piano di lavoro).
Sbattere l'impasto sul piano di lavoro due volte per favorire la sfogliatura, rifilare i bordi se non sono precisi, quindi tagliare dei triangoli aventi la base di 11 cm ca. ed un'altezza di 25-26 cm.


Sformatura dei croissant
Fare riposare i triangoli per 20 minuti in frigo prima della sformatura.
Stirare leggermente i triangoli con le mani per allungarli, praticare un taglietto al centro della base, divaricare i lembi e cominciare ad arrotolare fino alla punta, senza premere, né stringere troppo l'impasto.



Lucidatura e cottura
Posizionare i croissant su una placca rivestita di carta forno, avendo cura di mettere la punta sotto, per evitare che si alzi in cottura.
Spennellare con l’uovo sbattuto e filtrato (io però non l'ho filtrato), coprire con la pellicola e fare lievitare a temperatura ambiente per 2 o 3 ore.


Prima di infornarli spennellarli di nuovo con l’uovo, poi cuocere per 10 minuti a 220°C e per altri 10 minuti a 190-200°C finché risultino ben dorati.



Quando sono pronti farli raffreddare su una gratella.

A questo punto si possono mangiare così come sono, magari spolverizzandoci sopra un po' di zucchero a velo, oppure si possono farcire con ciò che piace di più (confetture varie, miele, ecc. ma anche bacon o altro per una versione salata).
Io non stavo più in me per l'ansia di assaggiarli e ne ho mangiati subito un paio.



Sicuramente si potrà fare di meglio, ma questi 'miei' primi croissant mi hanno riempito di gioia e di orgoglio. Il sapore era molto gradevole, la consistenza piuttosto morbida e croccante allo stesso tempo, ed infine... sotto i denti hanno fatto skrunch!

Con questa ricetta partecipo alla sfida n. 50 dell'MTC.






sabato 5 settembre 2015

Pasta con salsa gialla al peperone

Per condire la pasta si possono usare un'infinità di salse dai colori e dai sapori più svariati; le più comuni sono le salse rosse a base di pomodoro. Per questa ricetta, invece, ho scelto di usare come base un bel peperone giallo.



Ingredienti (per 4 persone)

  • 1 peperone giallo (300 g)
  • 100 g di Robiola (o altro formaggio spalmabile)
  • 2-3 cucchiai di parmigiano (o grana padano)
  • 1 spicchio d'aglio
  • 1/2 cipolla (io di Tropea)
  • 1 manciata di foglie di prezzemolo
  • sale, pepe e olio
  • 400 g di pasta a piacere

Preparazione

Pulire il peperone, eliminare i semini e le parti bianche all'interno e tagliarlo a cubetti. Cuocerlo in un tegame con un poco di olio, l'aglio e la cipolla tagliati a pezzetti. Abbassare la fiamma, salare e, se rimane troppo denso, aggiungere mezzo bicchiere d'acqua.

A cottura ultimata, dopo un quarto d'ora circa, versare tutto nel bicchiere del mixer insieme alla robiola spezzettata, al parmigiano (o grana) e al prezzemolo.
Frullare tutto fino ad ottenere una cremina non troppo densa; aggiungere altro sale, se necessario, e un poco di pepe se piace. Se la salsa risultasse troppo fluida, aggiungere altro parmigiano.


Nel frattempo cuocere la pasta, preferibilmente lunga (io ho usato i vermicelli), e condirla con la salsa gialla al peperone.


Servire subito aggiungendo, a richiesta, altro parmigiano e una spolverata di pepe.



lunedì 31 agosto 2015

Petto di pollo arrosto.

Eccomi di ritorno sul blog dopo un periodo di vacanza in Toscana, vicino Cortona. Finalmente, dopo 3 anni di lavori, la vecchissima ed enorme casa di mia moglie è cominciata a diventare confortevole: rifatto tutto l'impianto elettrico; rifatti i 2 bagni con tutto l'impianto idraulico, compresi gli scarichi nuovi e l'autoclave; messo il gas metano in sostituzione delle bombole. C'è ancora un sacco di cose da fare, ma almeno adesso se ti fai la doccia non ti devi più impazzire con l'acqua che viene goccia a goccia.

Riprendo con una ricetta semplice, che nasce dal fatto che da qualche tempo mia moglie deve evitare carni rosse; questo significa fettine di vitella e petti di pollo a gogò. Siccome i petti di pollo non mi fanno impazzire, specialmente se fatti alla piastra con poco condimento, ho pensato che facendoli arrosto con tanti odori sarebbero sicuramente diventati più gradevoli.


Ingredienti

  • 1 petto di pollo (750 g circa) diviso in 2 metà
  • 2 cipolle
  • 1-2 costole di sedano
  • 1 carota
  • 1/2 bicchiere di vino bianco secco
  • olio extravergine, sale e pepe
Preparazione
Fare un battuto tagliando finemente le cipolle, il sedano e la carota e mettere tutto in un tegame.



Salare un poco, aggiungere un po' d'olio e lasciare ammorbidire a fuoco moderato.
Usare un petto di pollo diviso in 2 metà nel senso della lunghezza (lo fa il macellaio), e massaggiare ciascuna metà con sale e pepe; quindi adagiarlo sopra gli odori prima che la cipolla prenda colore.
Far fare un po' di crosta lasciando i petti di pollo a fuoco vivace per qualche minuto e girarli 2 o 3 volte con l'aiuto di 2 cucchiai per evitare di bucare la carne e far uscire i succhi dal suo interno (la carne potrebbe indurirsi).
Aggiungere mezzo bicchiere di vino, fare sfumare, quindi chiudere con il coperchio ed abbassare il fuoco.
Continuare a cuocere per altri 30-40 minuti a tegame coperto, girando di tanto in tanto ed irrorando la carne con il condimento che rimane sul fondo.
Quando la carne è cotta, spegnere il fuoco e lasciare raffreddare.
Tagliare i petti di pollo a fettine non troppo sottili e rimetterle quindi nel tegame per farle insaporire.



Servirle calde o tiepide, ma sono buone anche fredde, magari su un letto di insalatina tenera.






lunedì 10 agosto 2015

Gazpacho

L'idea di fare questo piatto andaluso deriva dal fatto che dovevo mangiare una cosa leggerissima perché nel primo pomeriggio dovevo andare alla festa del primo compleanno di un mio nipotino, dove avrei trovato numerose specialità della cucina etiope (zighinì, ecc.), essendo la madre originaria di quel paese.
Ho quindi pensato che in una caldissima domenica di agosto una zuppa fredda a base di verdure crude e pane tostato poteva essere una buona soluzione: niente fornelli accesi e possibilità di prepararla con comodo anche il giorno prima.

La ricetta del gazpacho prevede numerose varianti; io l'ho preparato usando i seguenti...

Ingredienti (per 5-6 persone)

  • pomodori tondi a grappolo maturi e sodi (1 kg ca.)
  • 1 peperone rosso e verde (240 g)
  • 1 cetriolo (140 g)
  • 1 cipolla rossa di Tropea
  • 1 spicchio di aglio
  • 2 cucchiai di aceto rosso
  • 4-5 cucchiai di olio extravergine
  • sale e pepe
  • 3-4 gocce di tabasco
  • foglie di menta per guarnizione
  • fette di pane tostato


Preparazione


Tutte le verdure vanno ridotte a cubetti e poi frullate.

Preparazione del cetriolo. Dopo averlo lavato accuratamente, tagliare le due estremità e strofinare ogni cappuccio sull'ortaggio fin quando comincia a fuoriuscire una spuma bianca, che bisognerà eliminare insieme alla prima fettina. Sbucciarlo quindi con un pelapatate e poi tagliarlo a fettine, disponendole su un colino insieme ad un po' di sale in modo che perda il suo liquido amarognolo e poco digeribile.

Sbucciare i pomodori e ridurli a cubetti. Per eliminare agevolmente la buccia, praticare un taglio a croce alla base di ciascun frutto; metterli poi in un tegame con dell'acqua bollente e lasciarceli fino a che rialza il bollore. Toglierli dall'acqua bollente e tuffarli in un recipiente contenente acqua molto fredda. Il brusco salto di temperatura faciliterà il distacco della pellicina, che si potrà togliere come fosse una banana.
Aprire i pomodori ed eliminare molto accuratamente i semini insieme ad un po' della loro acqua. Farli a pezzettoni e metterli da parte in una terrina.

Lavare il peperone, asciugarlo ed eliminare con un pelapatate, per quanto possibile, parte della buccia che è la parte meno digeribile. Tagliarlo a strisce e rimuovere i semi insieme alle parti bianche. Ridurlo ancora a cubetti e mettere da parte.

Sbucciare la cipolla e l'aglio e tagliarli a cubettini.

Recuperare tutte le verdure e metterle nel bicchiere del frullatore aggiungendo sale, pepe, aceto, olio e, se gradito, qualche goccia di tabasco. Frullare a lungo fino ad ottenere una salsa molto liscia e non troppo fluida.



Non avendo il frullatore, io ho usato il minipimer, frullando i vari ingredienti a più riprese.
Fare raffreddare a lungo in frigorifero perché la salsa va servita molto fredda. Io ho messo in frigo anche le coppette di servizio.

Al memento di servire, disporre il gazpacho in contenitori idonei (bicchierini, coppette, ecc.) e guarnire con qualche foglia di menta.



Note
  • Per la buona riuscita di questa zuppa è fondamentale usare ortaggi sani, maturi e sodi. Si raccomanda di eliminare accuratamente i semi dei pomodori, sia per motivi estetici, sia perché non è piacevole trovarseli sotto ai denti.
  • L'eliminazione della buccia del peperone (almeno in parte) e dell'acqua di vegetazione del cetriolo migliora sensibilmente la digeribilità del preparato.
  • La consistenza del gazpacho deve essere piuttosto densa. In genere per renderlo più sodo si aggiunge pane raffermo inzuppato in acqua e sbriciolato insieme alle verdure prima di frullarle; io ho preferito eliminare l'acqua di vegetazione del cetriolo e dei pomodori.
  • Per raffreddare il gazpacho qualcuno aggiunge ghiaccio tritato. Secondo me è una soluzione da evitare assolutamente.





martedì 4 agosto 2015

Filetti di spigola alla piastra

Forse qualcuno avrà pensato che ho abbandonato il blog, visto che ci entro sempre con minore frequenza. Non è così, ma il caldo africano che da troppo tempo ha invaso Roma e buona parte dell'Italia, unito all'indisponibilità del computer per un buon periodo, mi hanno costretto a tenermi lontano dalla cucina e dalla blogosfera.
Ci rientro oggi con un piatto semplice ma appetitoso.

Come dicevo prima, il caldo mi ha tolto completamente la voglia di cucinare, ma non il desiderio di mangiare. E oggi avevo desiderio di mangiare pesce.
Vado dal pescivendolo e cerco qualcosa da fare alla piastra; in tal modo in pochi minuti, senza soffrire troppo, si può preparare un buon piatto.
Purtroppo non aveva tranci di tonno o pesce spada da fare come desideravo, però mi suggerisce di provare con delle spigole che lui stesso mi avrebbe sfilettato.
Detto, fatto: torno a casa con 6 filetti ottenuti da 3 spigole fresche: la dose giusta per 3 persone.


La preparazione è molto semplice e veloce.
Prendo un tegame antiaderente (io ho usato quelli rivestiti di roccia), ci verso un goccio d'olio e lo riassorbo strofinando la superficie con un foglio di carta assorbente (non ci deve essere olio libero sul fondo).
Lo scaldo bene e ci adagio i filetti (3 per volta) mettendo la pelle a contatto del fondo. Dopo 2 o 3 minuti li rigiro e continuo la cottura dall'altra parte per pochissimi altri minuti.


Abbasso il fuoco perché questo tipo di tegame mantiene molto bene il calore. Rigiro i filetti ancora un paio di volte, salandoli leggermente, finché risultino ben cotti. Allo stesso modo cuocio gli altri filetti.

Per condirli preparo un'emulsione, mescolando un cucchiaio di succo di limone e 4 cucchiai d'olio extravergine, cui aggiungo una manciata di prezzemolo tritato, un pizzico di sale ed un poco di pepe macinato al momento.



Ed ecco i filetti di spigola pronti per essere mangiati.


Il piatto è stato molto apprezzato, sia per il sapore molto delicato, sia perché è già spinato e la pelle si stacca dalla polpa in un attimo tirandola semplicemente con due dita.
Ma più di tutti è stato apprezzato da me che ho faticato veramente poco per preparare un piatto davvero buono.






domenica 12 luglio 2015

Crostini di Roveja

Giorni fa, andando in Toscana, sono passato a Castiglione del Lago (PG) per rifornirmi di alcuni prodotti tipici locali, tra cui la fagiolina del Trasimeno,  cui ho dedicato un paio di post qualche tempo fa (qui e qui).
Con i titolari della Dispensa del Lago, dove sono solito rifornirmi, ho stretto ormai una bella amicizia, tanto e vero che, entrando in negozio, sono stato accolto con un calorosissimo CIAO NONNO! Evidentemente, leggendo il mio blog, avevano saputo del mio nuovo stato.
Dopo aver fatto i miei acquisti, mi chiedono se avevo mai provato la Roveja. Confesso che non solo non l'avevo mai provata, ma neanche ne avevo mai sentito parlare. Per invogliarmi a provarla, mi regalano una confezione da 300 g.



La Roveja, conosciuta anche come pisello dei campi, è un legume antico oggi quasi completamente scomparso dalle coltivazioni. Il seme presenta colori variabili che vanno dal verde scuro al marrone al grigio.
Questo legume è originario del Medio Oriente e nei secoli passati era coltivato su tutta la dorsale appenninica umbro-marchigiana, in particolare sui Monti Sibillini, dove i campi si trovavano anche a quote elevate. 
Proprio perché cresce da sempre anche selvatico lungo le scarpate e nei prati, alcuni ricercatori sostengono che si tratti di un progenitore del pisello comune; secondo altri invece è una vera e propria specie. In ogni caso la classificazione botanica è ancora indefinita.
Esiste invece un totale accordo sulla sua valenza nutritiva: ha un alto contenuto di proteine, pochi grassi e preziosi minerali come fosforo e potassio.
Tornato a casa, decido di usarla per farci dei crostini.

Preparazione
Prima dell'uso la roveja va tenuta a bagno per 10-12 ore, cambiando poi l'acqua di ammollo per eliminare eventuali impurità.
Quando i semi si sono alquanto rigonfiati metterli a lessare in abbondante acqua insieme a due foglie di alloro. Lasciare sobollire dolcemente per circa un'ora, aggiungendo un cucchiaio di sale verso fine cottura. Scolare quando è ancora piuttosto al dente, recuperando l'acqua di cottura.

Preparare un soffritto tritando finemente una cipolla (io ha usato la rossa di Tropea), un paio di spicchi d'aglio privati del germe, una manciata di prezzemolo ed olio extravergine. Durante la cottura insaporire con un pizzico di sale ed un poco di peperoncino sbriciolato a mano.




Aggiungere quindi la roveja lessata e 250 g di polpa di pomodoro.



Salare ancora un poco e cuocere a fuoco moderato per circa mezz'ora tenendo la padella coperta e mescolando di tanto in tanto. Aggiungere quando necessario un poco dell'acqua di cottura per evitare che la roveja si asciughi troppo. Lasciarla addensare a fine cottura.

Tostare qualche fetta di pane sciapo, insaporirle eventualmente con un poco di aglio ed un giro d'olio, e coprirle con qualche cucchiaio di roveja insieme al suo sughetto. 


Il sapore è risultato particolare, ricordando un po' quello delle lenticchie e dei fagioli, ma comunque molto gradevole.




giovedì 2 luglio 2015

Polpette di carne e patate su letto di cipolle

Da quando faccio il nonno mi riesce sempre più difficile trovare il tempo per stare in cucina e preparare qualcosa di particolare.
Stavolta però ho voluto rompere l'incantesimo per provare un piatto semplice ma sfizioso: le polpette di carne in bianco.
Potrà sembrare strano, ma io le polpette le ho sempre fatte preparare a mia moglie che le sa fare benissimo. Anzi, quando ho detto a mia figlia che le avrei preparato le polpette, mi ha subito risposto che le voleva semplici e buone come le fa mamma.
Punto sul vivo, ho cominciato a pensare a delle polpette semplici, ma anche diverse dal solito, per dare quel tocco di originalità necessario a distinguermi da mia moglie.

1. - Cominciamo dalla carne. Dal mio macellaio di fiducia mi faccio preparare 600 g di carne tritata, di cui la metà era muscolo di bovino adulto e l'altra metà di carne di maiale e di vitello in parti uguali (più o meno).
Arrivato a casa ho cominciato a preparare l'impasto. Al posto del pane bagnato, come si fa di solito, ho messo 2 patate di media grandezza (250 g ca.), che ho lessato e schiacciato.



Ho quindi aggiunto un uovo, un paio di cucchiai di parmigiano grattugiato, poco sale ed una manciata di foglie di prezzemolo ben tritate. Amalgamo bene tutto e lascio riposare il tempo di preparare il letto di cipolle.
Quando è il momento, preparo le polpette usando come dosatore una paletta per il gelato. Faccio le pallette con le mani e poi le rotolo su una strato di farina. La schiaccio un poco e le metto su un piatto nell'attesa di cuocerle.

2. - Preparazione del letto di cipolle. Per lo scopo ho usato 2 cipolle rosse di Tropea ed una cipolla bionda.
Con il coltello trito molto finemente le cipolle insieme ad un gambo tenero di sedano e dispongo tutto su un ampio tegame antiaderente (di quelli con il rivestimento di granito). Aggiungo quindi olio extravergine di oliva quanto necessario.





Lascio ammorbidire tutto a fiamma vivace per poi abbassarla quando la cipolla comincia a prendere colore. Durante la cottura salare abbondantemente per favorire la fuoriuscita dei succhi dalle cipolle (il sale è igroscopico).

3. - Cottura delle polpette sul letto di cipolle. 




Cominciare a cuocere le polpette a fiamma media, prima da una parte e poi dall'altra. Aggiungere quindi mezzo bicchiere di vino bianco e lasciarlo sfumare un poco.
Coprire quindi il tegame e cuocere a fuoco molto dolce per una ventina di minuti circa, fin quando la superficie delle polpette risulti abbastanza colorita.
Durante la cottura rigirare le polpette 2 o 3 volte ancora, se necessario, avendo cura di mantenerle abbastanza morbide, raccogliendo con un cucchiaio il condimento dal fondo e versandolo sopra.



Nonostante io non ami le cipolle, devo dire che il piatto è risultato molto appetitoso.
La mia più grande soddisfazione è stata di avere il pieno apprezzamento di mia figlia.
Papà, mi ha detto, anche se hai usato ingredienti molto semplici ed economici sei riuscito a fare un piatto insolito e molto buono!
Questo per me è il massimo.





lunedì 22 giugno 2015

Pasta al sugo di peperone rosso

Eccomi tornato sul blog dopo un periodo abbastanza prolungato di assenza. Forse il mio nuovo stato di nonno ha affievolito la mia voglia di scrivere.
Rompo il ghiaccio con questa ricetta semplice semplice, forse banale, ma che non avevo mai fatto prima e che mi è piaciuta molto: la pasta col sugo di peperoni.



Non amando svisceratamente i peperoni, anche perché li digerisco poco, ho sempre evitato di fare sughi usando questa saporita bacca. Stavolta ci ho voluto provare, non resistendo alla bellezza di un peperone visto al supermercato, non molto grande (pesava 190 g), ma dalla forma molto regolare e dal colore rosso molto vivace.
Tornato a casa, decido di usarlo per condire la pasta che dovrò fare quando verranno mia figlia e mio genero.

Il procedimento è molto semplice. Eccolo.

  • Tagliare a dadini una piccola cipolla bionda e metterla a rosolare in un tegame con un poco di olio extravergine.
  • Pulire il peperone, eliminare i semi, tagliarlo a strisce e poi a quadratini.
  • Quando la cipolla comincia ad ammorbidirsi, ma prima che prenda colore, aggiungere il peperone a pezzetti. Salare e cuocere per 5-6 minuti a fiamma vivace.


  • Quando il peperone si è ammorbidito (se necessario si può aggiungere un poco di acqua calda), aggiungere un barattolo (400 g) di polpa di pomodoro.
  • Mantenere il fuoco vivace per pochi altri minuti, quindi mettere il coperchio e lasciare cuocere a fiamma bassa per altri 20-25 minuti. Girare di tanto in tanto e regolare di sale, se necessario (io non ho aggiunto pepe).
  • Quando il sugo è pronto, lasciarlo raffreddare un poco, poi frullare tutto con il minipimer fino ad ottenere una salsa molto liscia ed omogenea.

  • Nel frattempo mettere a lessare la pasta, scolarla al dente e condirla con la salsa ancora calda. Completare il condimento con una generosa spolverata di pecorino romano grattugiato.


Contrariamente a quanto temevo, ho digerito benissimo sia la pasta che il sugo. Anzi, il poco che era avanzato dal pranzo l'ho rimangiato a cena con grande soddisfazione.