lunedì 31 marzo 2014

Un premio del tutto inaspettato

In attesa di conoscere il vincitore dell' MTC di marzo, ricevo da Sonia del blog giocasorridimangia questo inaspettato premio. Ti ringrazio tantissimo carissima per avere pensato anche a me.



Intendiamoci, ricevere questi piccoli riconoscimenti mi fa tanto piacere, ma non altrettanto potrei dire per una eventuale, impossibile, vincita all'MTC.
Infatti partecipo molto volentieri a questo contest pazzesco perché è una scuola molto stimolante che mi 'costringe' a fare cose che mai mi sognerei di fare. In quanto a vincere, spero vivamente di NON vincere mai perché le conseguenze di una improbabile vincita all' MTC sarebbero per me veramente difficili da gestire.

Ma veniamo al premio di oggi. Queste sono le regole del gioco
  • Mostrare il logo sul proprio blog
  • Ringraziare le blogger che ti hanno premiata
  • Scrivere 7 cose di te
  • Premiare altri 15 blogger
  • Informare le blogger premiate
Ora devo dire 7 cose su di me. Ehm, dunque, cominciamo...
  1. Sono molto sincero e non sono capace di dire ciò che non penso; al limite preferisco non dire nulla.
  2. Sono abbastanza ottimista, o quanto meno possibilista, nel senso che spero sempre che se si chiude una porta potrebbe aprirsi un portone.
  3. Per fare le cose voglio avere il mio tempo: non mi piace perdere tempo, ma neanche dovere correre troppo col rischio di fare qualche pasticcio.
  4. Ne consegue che sono anche un perfezionista e questo comporta un po' di fatica in più; però si tratta di un perfezionismo molto elastico, perché so accontentarmi di ciò che faccio e da me non pretendo l'impossibile.
  5. Sono molto curioso e mi piace fare prove ed esperimenti per vedere come va a finire (ho fatto il ricercatore per diversi anni).
  6. Non avendo avuto grandi risorse da giovane, ora mi piace vivere comodamente senza dover fare troppi sacrifici (se possibile).
  7. Se non ho nulla da dire preferisco stare zitto e ascoltare gli altri, con la speranza di sentire discorsi sensati. In ogni caso non sopporto le persone che invece di parlare strillano, e non le sopporto neanche se dicono cose condivisibili (Grillo docet).
Riguardo alla premiazione di altri 15 blogger, non volendo fare torto a nessuno ed amando in egual modo tutti i miei sostenitori, ho deciso di donare questo premio ai primi 15 followers che verranno a trovarmi nel mio sito e che quindi, se vorranno, potranno ritirarlo liberamente qui da me.
Buon premio a tutti!



giovedì 27 marzo 2014

Soufflé al formaggio Bergader con salsa rosata di mortadella

Questo mese, per vari motivi, temevo proprio di saltare il consueto appuntamento con l'MTC.
Innanzi tutto, tra malfunzionamenti del pc ed un periodo di soggiorno in Toscana, sono stato senza computer per quasi 3 settimane e non ho avuto il tempo di aggiornarmi.
Inoltre stavolta la ricetta proposta dalla bravissima Fabiana del blog Tagli e Intagli è un piatto di alta cucina che richiede notevoli abilità ed esperienza.
Ed è inutile che la cara 'giudichessa' Alessandra tenti di rinfrancarci dicendo che questo soufflé è molto meno difficile di quanto possa sembrare perché tanto non ci credo. Infatti la ricetta da realizzare non è quella classica del sufflé a base di una normale besciamella, bensì nientemeno che quella di Cyril Lignac, ex enfant prodige della ristorazione francese.

Ben conscio di non essere all'altezza del compito, in questi pochi giorni che mi rimangono mi metto a studiare i vari trucchi e segreti che molto carinamente vengono svelati da Fabiana o che si possono leggere nelle apposite sezioni del sito dell' MTC.
Dopo attenta lettura, non sono ancora sicuro di avere capito bene la differenze tra un fondo e un roux o quella tra salsa madre, salsa base e salsa derivata...
Rendendomi conto che più approfondisco questi argomenti, più aumentano i dubbi e le incertezze, decido di fare a modo mio secondo il mio istinto.

Ed eccomi alle prese con il mio primo soufflé.

Comincio a preparare una salsa rosata a base di mortadella usando questi ingredienti:
- 200 g di mortadella tagliata spessa e ridotta a cubettini;
- 300 dl di latte;
- 1 spicchio di aglio;
- 1 foglia di alloro;
- 1 cucchiaino di noce moscata in polvere;
- 1 cucchiaino di doppio concentrato di pomodoro;
- 1 pizzico di sale. 
Inoltre, per fare il roux, ho usato 100 g di burro chiarificato e 100 g di farina.

Metto a macerare nel latte la mortadella tagliata a dadini insieme a uno spicchio d'aglio e a una foglia di alloro, che lascio riposare per alcune ore.




Quando è il momento, metto tutto a scaldare sul fuoco ma senza far bollire, in modo da sciogliere il grasso e favorire il rilascio degli aromi. Lascio raffreddare un poco, tolgo l'aglio e la foglia di alloro, aggiungo la noce moscata e un po' di sale e frullo tutto nel mixer. Per dare più colore alla salsa incorporo anche un cucchiaino colmo di concentrato di pomodoro.

Poiché la salsa rimaneva un po' troppo fluida, ho pensato di addensarla un poco  versandola in un roux biondo che ho preparato facendo leggermente tostare un po' di farina in una identica quantità di burro chiarificato ben caldo.


salsa rosata di mortadella

E adesso procedo con la preparazione del soufflé al formaggio.
Per non sbagliare troppo seguo le istruzioni di Fabiana, diminuendo leggermente le dosi per riempire 4 - 5 stampini monoporzione.

Come ingredienti ho usato:
- 20 g di burro;
- 20 g di maizena;
- 200 g di panna;
- 150 g di formaggio erborinato Bergader;
- 4 uova medie.
Inoltre: burro e parmigiano reggiano grattugiato per il rivestimento degli stampini.

Comincio subito a imburrare gli stampini e a cospargere il fondo e le pareti di parmigiano grattugiato, senza mai toccare l'interno. Quindi li ripongo nel frigorifero in attesa di preparare tutto il resto. Quando si sono ben freddati ripasso ancora i bordi con del burro a pomata e li ripongo nuovamente in frigo.

Fuori fuoco mescolo in una ciotolina la maizena con un poco di panna.
Porto a ebollizione la restante panna, quindi unisco il mix di panna e maizena continuando a mescolare con una frusta. Abbasso il fuoco e continuo a cuocere girando con la frusta, fino ad ottenere una crema spessa.
Tolgo dal fuoco ed aggiungo il burro continuando sempre a lavorare.
A questo punto rompo le uova separando i tuorli dagli albumi. Unisco i tuorli all'impasto, uno alla volta, incorporandoli molto bene prima di introdurre il successivo.
Aggiungo quindi il formaggio Bergader ridotto a pezzetti; ho scelto questo tipo di formaggio perché è un erborinato piuttosto cremoso e non troppo forte.
Nel frattempo monto gli albumi a neve stabile, ma non fermissima, che incorporo delicatamente nella massa fino a che questa risulti bene omogenea.



Verso l'impasto negli stampi riempiendoli per 2/3 dell'altezza e poi cospargo la superficie con una spolverata di parmigiano.
Metto subito nel forno caldo a 200°, lasciandoli per 16-17 minuti senza mai aprirlo.

Passato questo tempo, i soufflé sono risultati notevolmente rigonfiati e con la superficie molto colorita.
Li tolgo dal forno e li dispongo rapidamente sui piatti di portata su cui dispongo un paio di cucchiai di salsa rosata. E questo è ciò che ho ottenuto


soufflé al formaggio Bergader con salsa rosata di mortadella

Contrariamente a quanto temevo, l'estrazione dei soufflé dai loro contenitori è risultata molto agevole. Peccato che dopo neanche un minuto hanno cominciato a sgonfiarsi inesorabilmente.

Naturalmente con questa ricetta partecipo alla competizione dell'MT Challenge di questo mese.







martedì 25 marzo 2014

Fettine di carne con funghi champignon: come cuocere i funghi

Qualche tempo fa ho visto in televisione, non ricordo a quale programma, un metodo semplicissimo per cuocere i funghi senza che questi rilasciassero la loro acqua di vegetazione.
Il segreto sta tutto nel metodo di cottura: in una padella molto calda, contenente un filo d'olio, bisogna distribuire i funghi uniformemente sul fondo e lasciarli cuocere alcuni minuti senza mai girarli. Soltanto quando la parte inferiore dei funghi si è ben cotta a contatto della padella ed ha formato una crosticina impermeabile, allora si possono girare facendoli saltare sulla padella evitando, per quanto possibile, di usare palette o cucchiai.

Siccome al supermercato compro abbastanza frequentemente i funghi champignon, che notoriamente sono molto ricchi di acqua, ho voluto provare questo sistema di cottura per preparare delle fettine di carne ai funghi.

Per fare questo piatto ho usato (dosi per 2 persone):
- una confezione di funghi champignon da 300 g tagliati a fettine;
- 200 g (ca.) di fettine di vitella;
- uno spicchio di aglio;
- un ciuffetto di prezzemolo;
- olio, sale e pepe.

Ungo leggermente una padella con un poco di olio evo insieme a uno spicchio  di aglio spellato. Quando l'aglio comincia a prendere colore lo elimino e, a padella molto calda, verso i funghi, curando che coprano bene il fondo.




Continuo a cuocere a fiamma vivace per 5 - 6 minuti circa senza mai muoverli, finché comincio a vedere che la parte inferiore comincia a scurirsi. Aggiungo quindi qualche foglia di prezzemolo e comincio a girare i funghi facendoli saltare nella padella.
Continuo a cuocere ancora per qualche tempo regolandomi a occhio (credo per una ventina di minuti in tutto) finché i funghi risultino ben coloriti ma non abbrustoliti.
A cottura pressoché ultimata aggiungo un po' di sale ed un poco di pepe. Quindi trasferisco i funghi in una terrina.



Con grande soddisfazione, vedo che il fondo della padella non contiene acqua ed i funghi risultano morbidi ma molto asciutti.

Procedo quindi a cuocere la carne usando la stessa padella, cui aggiungo un altro filo d'olio.



Quando la carne è quasi pronta, unisco i funghi e lascio insaporire tutto nella padella per omogeneizzare i sapori.

A questo punto è tutto pronto per essere trasferito nei piatti da portata.



Il piatto è semplicissimo, facile e veloce da fare, ma molto gradevole al palato.



sabato 22 marzo 2014

Zuppa di Farro e Fagiolina del Trasimeno con pistilli di zafferano

Dopo tantissimi giorni di assenza mi riaffaccio finalmente sul blog.
Per oltre 2 settimane ho avuto il computer in riparazione per vari malfunzionamenti; ora pare che tutto vada bene, ma per scaramanzia è meglio non dire niente.
Ho poi passato una settimana in Toscana, nei pressi di Cortona, per dare un po' d'aria alla vecchia (e mal messa) casa di mia moglie.
In uno dei miei giri turistici non ho mancato di fare un salto a Castiglione del Lago, dove ho nuovamente comprato la 'Fagiolina del Trasimeno', che è un legume tipico della zona intorno al lago, dove viene coltivato sin dall'epoca degli Etruschi.

Le proprietà di questo legume le ho già descritte in un mio precedente post (qui). Ricordo soltanto che questo caratteristico prodotto ha dimensioni più piccole dei comuni fagioli, ha un colore che varia dal bianco fino al nero ed ha qualità nutrizionali elevatissime. Avendo inoltre la buccia molto fine, non necessita di essere lasciata a bagno prima della cottura.




Dietro suggerimento della signora Alessandra, della Dispensa del lago, il negozio dove ho comprato questa fagiolina insieme a un barattolino di pistilli di zafferano, decido di preparare una zuppa di farro con fagiolina del Trasimeno e pistilli di zafferano.
Naturalmente per preparare questo tipico piatto umbro, anche gli altri ingredienti dovevano provenire da questa splendida regione. Ed infatti il farro era prodotto nei pressi di Foligno, mentre lo zafferano veniva da Città della Pieve. Come vino, infine, ho usato un Sangiovese dell'Umbria.



Anche il farro ha caratteristiche molto interessanti dal punto di vista nutrizionale, essendo povero di grassi ma ricco di fibre, vitamine e sali minerali. Ha inoltre importanti proprietà antiossidanti, che si oppongono alla formazione dei radicali liberi, responsabili dell'invecchiamento della pelle e di diverse degenerazioni cellulari. 
Essendo relativamente povero di aminoacidi essenziali, è adatto ad essere combinato con i legumi per ottenere piatti unici non troppo calorici.

E ora veniamo alla preparazione, che ho voluto fosse strettamente vegetariana (e vegana).

Ho cominciato a fare un brodo vegetale, mettendo in una pentola un paio di carote spellate e due gambi di sedano tagliati a pezzi, una cipolla non tanto grande, uno spicchio d'aglio incamiciato, una foglia di alloro e qualche grano di pepe nero. Ho poi aggiunto nell'acqua un pomodorino Piccadilly.




Sciacquo in acqua corrente la fagiolina per eliminare le eventuali impurità e la verso nella pentola con gli odori.
Lascio sobollire tutto molto dolcemente tenendo la pentola quasi completamente coperta. Prima di terminare la cottura aggiungo un pugnetto di sale quindi, dopo neanche 40 minuti, spengo il fuoco.
Dal brodo recupero il sedano e la carota e butto tutti gli altri odori. Scolo poi la fagiolina, la metto in una insalatiera, mentre il brodo lo recupero per cuocerci il farro.

Per preparare il farro ho fatto dapprima un soffritto tagliando al coltello una cipolla piccola, un gambo di sedano ed un paio di carote.



Quando gli odori si sono ammorbiditi, aggiungo un pizzico di sale e 220 g di farro previamente sciacquato in acqua corrente per eliminare eventuali impurezze.
Lo lascio tostare per qualche minuto nel soffritto e poi lo copro con il brodo vegetale; aggiungo quindi qualche mestolata di fagiolina lessa ed un altro po' di legumi che ho schiacciato con una forchetta per ricavarne una sorta di purea.



Cuocio il farro insieme alla fagiolina per oltre 45 minuti, tenendo il tegame quasi completamente coperto e girando di tanto in tanto, finché il farro risulti abbastanza ammorbidito e la zuppa abbia assunto la giusta densità.
Verso quindi la zuppa in un piatto fondo, la insaporisco con un paio di ciuffetti di rosmarino, un poco di pepe tritato espressamente al mulinello, una girata di olio extravergine ed infine un bel pizzico di pistilli di zafferano.
Per completare il piatto ho infine aggiunto un paio di fette tostate di pane casareccio non salato.


Zuppa di farro e fagiolina del Trasimeno con zafferano

Nota
La fagiolina avanzata è stata utilizzata come insalata, insieme alle carote recuperate dal brodo vegetale e ridotte a cubettini. L'insalata è stata poi condita con un poco di pepe nero ed olio extravergine di ottima qualità.


Insalata di fagiolina del Trasimeno








domenica 2 marzo 2014

Pasta con aglio, olio, peperoncino, acciughe e pinoli


A Roma, ma anche altrove, la pasta all'aglio olio e peperoncino è un must. Quando hai ospiti inaspettati che arrivano in casa a tarda ora, ma anche se ti viene fame dopo una partitella a poker tra amici, questo è il piatto che ti leva dagli impicci: facile, veloce e sempre gradito.
Stavolta, mantenendo inalterata la semplicità della preparazione, ho voluto arricchire questo tipico piatto della tradizione romanesca aggiungendo qualche ingrediente che a casa in genere non manca mai.

Ingredienti (per 2 persone)

  • 2 spicchi di aglio
  • 1 bacca di peperoncino
  • 3-4 cucchiai di pangrattato
  • 25 g di pinoli sgusciati
  • 2 acciughe sotto sale
  • 1/2 cucchiaio di succo di limone
  • un ciuffo di prezzemolo
  • olio e sale (qb)
  • 180 g di pasta lunga (spaghetti, vermicelli, ecc.)

Preparazione
Cominciamo a tostare il pangrattato mettendolo in una padellina insieme a un cucchiaio di olio evo. Mescolare spesso con un cucchiaio di legno in modo che l'olio venga assorbito bene. Appena il pangrattato comincia a prendere colore, toglierlo dal fuoco e metterlo da parte in un un recipiente.
Nella stessa padellina tostare brevemente i pinoli e, quando si sono appena dorati, aggiungerli al pangrattato.

 

Proseguiamo la preparazione mettendo un paio di spicchi d'aglio pelati e leggermente schiacciati in una padella, accendiamo il fuoco e poi aggiungiamo abbondante olio extravergine. Incorporare anche il peperoncino, regolando la quantità in base alla sua forza e al proprio gusto. Il mio era ancora piuttosto fresco e ci ho messo una bacca intera.
Aggiungere quindi 2 acciughe dissalate, diliscate e ridotte a pezzetti.



Lasciarle sciogliere a fuoco dolce e poi aggiungere un poco di succo di limone. Eliminare l'aglio quando si è ben rosolato. Non c'è bisogno di aggiungere sale, perché basta quello della pasta e delle acciughe.

Nel frattempo cuocere la pasta in abbondante acqua salata, scolarla molto al dente (un paio di minuti prima del tempo indicato nella confezione), recuperando parte dell'acqua di cottura che servirà per la mantecatura.

Versare la pasta molto umida nella padella con l'olio e aggiungere, un poco alla volta, il pangrattato con i pinoli, lasciandone però una piccola quantità da usare come guarnizione del piatto.
Mescolare bene, aggiungendo un po' di acqua di cottura per evitare che la pasta si asciughi troppo.
Quando ha preso bene il condimento, aggiungere il prezzemolo tritato e terminare la mantecatura a fuoco dolce.

Versare nei piatti di portata cospargendo la pasta con una spolverata di pangrattato e pinoli tostati ed un pizzico di prezzemolo tritato.



Note
Siccome il pangrattato tende ad asciugare molto la pasta, aggiungerlo un po' per volta, insieme al liquido di cottura della pasta, per monitorarne la consistenza.
- Essendo pasta con aglio olio  e peperoncino, il piccante si deve sentire e l'olio dev'essere ben presente e non deve essere assorbito completamente dal pangrattato.
-Il succo di limone, che va spremuto in piccola quantità sul condimento prima di versarvi la pasta, serve a togliere il gusto di unto e ad arrotondarne il sapore.
- Se non si hanno i pinoli, si può sostituirli con altra frutta secca (pistacchi, mandorle, ecc.).






domenica 23 febbraio 2014

Strudel alle mele e pistacchi con crema chantilly

Questo mese la sfida dell' MTC verte sullo strudel.



A me lo strudel piace molto, ma non ho mai pensato a farlo in casa. E invece arriva quella pazzerella di Mari del blog lasagna pazza che, vincendo la sfida del mese scorso con un fantastico ed insolito spezzatino di cervo, propone per questo mese proprio lo strudel.

Secondo le istruzioni impartite, questo strudel si può fare sia in versione dolce, con cottura al forno, sia salata (strucolo), e allora deve essere avvolto in un canovaccio e poi bollito.

Io decido di fare lo strudel dolce.
Il regolamento di questo mese fissa l'obbligo di fare la sfoglia secondo le istruzioni indicate nella ricetta di Mari, sia per quanto riguarda le dosi, sia per quanto riguarda il procedimento.
Libertà assoluta invece per il ripieno, sia nella versione dolce che in quella salata.

E' invece obbligatorio un accompagnamento, che può essere fatto con creme e salse varie, ma anche con gelati o sorbetti.

Ed ora veniamo alla preparazione.

Per la sfoglia uso gli ingredienti indicati da Mari: 150 g di farina 00; 100 ml di acqua, un cucchiaio di olio evo ed un pizzico di sale.
Preparo quindi l'impasto: setaccio la farina, poi aggiungo un pizzico di sale, un cucchiaio d'olio extravergine e l'acqua che ho previamente riscaldato fino al formarsi delle prime bollicine sul fondo del tegame (indica che la temperatura è di 50-60 gradi).



Comincio a mescolare dapprima con un cucchiaio e poi con le mani per fare assorbire l'acqua. Continuo a impastare sul piano di lavoro per ottenere un panetto morbido e quasi appiccicoso, ma che non resti attaccato alle dita.



Avvolgo poi l'impasto in una pellicola e lo metto a riposare per circa mezz'ora.

Intanto preparo il ripieno.
Non avendo mai fatto uno strudel prima d'ora, decido di seguire abbastanza fedelmente la ricetta di Mari, adottando tuttavia qualche personalizzazione.
Come base rimangono le mele, ma al posto dei pinoli decido di usare i pistacchi (non salati e non tostati). L'uva sultanina, dopo un veloce risciacquo in acqua corrente, la faccio rinvenire tenendola immersa per un paio d'ore in un bicchiere di passito di Pantelleria.



Al posto del pangrattato userò fettine di pane in cassetta tostate e tritate al mixer (si ottiene una polvere molto più saporita), che poi mescolerò con 20 g di pistacchi anch'essi tritati finemente al mixer.



Riassumendo, per il ripieno ho usato i seguenti ingredienti:

  • 4 mele golden (750 g ca.);
  • 80 g di zucchero di canna;
  • 3 cucchiai di rum;
  • 50 g di uva sultanina;
  • 1/2 bicchiere di vino passito di Pantelleria;
  • 50 + 20 g di pistacchi non salati e non tostati;
  • la scorza di 1/2 limone grattugiata;
  • 1 cucchiaino di cannella in polvere;
  • 4 fette di pane in cassetta tostate e tritate;
  • 30 g di burro.
Preparo tutti gli ingredienti per il ripieno: taglio le mele a fettine sottili, i pistacchi li riduco lasciandoli però a pezzi grossolani, l'uva sultanina la strizzo bene per eliminare l'eccesso di vino, quindi metto tutto in un'ampio recipiente, aggiungo lo zucchero di canna ed il rum e lascio riposare per qualche tempo, girando di tanto in tanto.
Vado poi a rosolare il pane tostato in 30 g di burro; dopo pochi minuti aggiungo i 20 g di pistacchi tritati finemente, quindi tolgo dal fuoco e metto a raffreddare in un altro recipiente.

A questo punto riprendo la sfoglia e comincio a stenderla su di un canovaccio pulito ed infarinato, lavorando prima col mattarello e poi con le mani fino a farla diventare molto sottile. 


Sulla sfoglia dispongo quindi il mio mix di pangrattato e pistacchi tritati e, sopra a questo, il ripieno di mele ed altra frutta, evitando di incorporare anche il liquido che nel frattempo si è depositato sul fondo del recipiente.


Aiutandomi con il canovaccio, comincio a sollevare la sfoglia per arrotolarla sul ripieno, ottenendo un salsicciotto piuttosto grosso e molto fragile.
Spennello la superficie con un po' di burro fuso e, con molta cautela, lo dispongo su di una pirofila ben imburrata.



Metto in forno (statico) a 180° e lascio cuocere per quasi un'ora, fin quando lo strudel comincia a imbiondirsi leggermente.
Lascio raffreddare bene, quindi lo trasferisco in un vassoio e lo ricopro con un sottile strato di zucchero a velo vaniglinato.



A questo punto comincio a preparare la crema chantilly (italiana) da usare come salsa di accompagnamento.
Questo tipo di crema non è altro che una crema pasticcera mescolata con panna montata eventualmente addizionata di zucchero a velo.

Il procedimento che ho usato si discosta leggermente da quello indicato da Mari, avendo preferito impiegare una ricetta che ho già provato in precedenza.

Preparazione della crema pasticcera.
Questi sono gli ingredienti che ho usato: 3 tuorli d'uovo; 90 g di zucchero semolato; 25 g di farina 00; 25 g di maizena; 2 scorzette di limone (al posto della vaniglia); 250 ml di latte intero.

In un tegame metto il latte (freddo) e la scorza di limone che poi lascio scaldare a fuoco dolce fin quasi ad ebollizione.

In un altro tegame unisco lo zucchero con i tuorli d'uovo, poi la farina e la maizena e comincio ad amalgamare con una frusta.



Aggiungo quindi il latte ancora caldo, continuo a girare per evitare i grumi e metto sul fuoco, girando sempre con una spatola di legno, raschiando anche il fondo del tegame per evitare che la crema si bruci.
Quando la crema ha raggiunto la giusta densità, spengo il fuoco e la verso in una terrina per lasciarla raffreddare. Per evitare che faccia la pellicina, copro la salsa con un foglio di pellicola, provvedendo a farla aderire bene in superficie.



Quando la crema si è bene raffreddata, comincio a fare la chantilly.

In una ciotola molto fredda verso 250 ml di crema di latte appena tolta dal frigo ed un cucchiaino colmo di zucchero a velo vaniglinato. Comincio a montare gli ingredienti con una frusta elettrica e, quando la crema si è bene assodata, la unisco alla crema pasticcera che nel frattempo ho versato in una terrina (anch'essa ben fredda). La quantità da aggiungere deve rispettare il rapporto crema/ panna di circa 1 : 1.
Con una frusta a mano amalgamo delicatamente le due creme fino ad ottenere un composto molto liscio e delicato.



Ora ho finalmente tutti gli ingredienti della sfida: un meraviglioso strudel alle mele e pistacchi ed una buonissima crema chantilly come accompagnamento.




Lo strudel era piuttosto cicciotto e la crema abbondante: temevo che mi sarebbe rimasto tutto in frigorifero per chissà quanto tempo (io devo mangiare i dolci con moderazione).
Poi è venuta mia figlia con il suo ragazzo ed è finito tutto in un battibaleno (e io non ho potuto neanche fare il bis).



martedì 18 febbraio 2014

Farfalle con cozze e fagioli

Questa ricetta l'ho vista seguendo la trasmissione 'Cucine da incubo', in cui lo chef Antonino Cannavacciuolo cercava di rimettere in sesto un ristorante al centro di Roma dal quale i clienti uscivano sempre insoddisfatti sia per la qualità del cibi, sia per il servizio.
Per rimettere in sesto la baracca, lo chef suggeriva alcuni menu molto semplici, ma altrettanto appetitosi, capaci di soddisfare una clientela molto variegata, sia italiana che straniera.
Tra i vari menu, c'era una specialità molto apprezzata a Napoli e dintorni, ma poco diffusa altrove: la pasta con cozze e fagioli.
Il connubio terra-mare ed il contrasto di sapori mi ha molto incuriosito e mi ha spinto a provare questa ricetta che ho liberamente reinterpretato.

Per 2 persone servono i seguenti ingredienti:
  • 1 kg di cozze intere (io 1,5 kg);
  • un barattolo di fagioli cannellini (250 g sgocciolati);
  • 170 g di pasta corta (io farfalle);
  • 3 pomodorini Piccadilly;
  • un ciuffo di prezzemolo
  • una spicchio di aglio e una piccola bacca di peperoncino;
  • olio, sale e pepe.
Ho sciacquato molto bene le cozze ed ho eliminato il bisso afferrandolo con le dita e tirandolo con decisione seguendo la linea di sutura delle due valve.



Purtroppo il mio pescivendolo, pensando di farmi un piacere, nel vendermi le cozze le ha prima disincrostate con la sua macchinetta. Con questo trattamento le cozze subiscono un forte stress e devono essere consumate entro poche ore. A me invece servivano per il giorno dopo.
Sono stato quindi obbligato a cuocerle subito, sgusciarle e poi conservarle in frigorifero, insieme con la loro acqua.

Metto quindi i molluschi in un'ampio tegame con il coperchio e li cuocio a fuoco vivace per 7-8 minuti, finché si sono tutti completamente aperti.
Filtro quindi il liquido di cottura usando un colino da brodo foderato con qualche quadratino di garza sterile e lo verso su due ciotole: in una ci metto i molluschi completamente sgusciati, nell'altra immergo 8 cozze cui ho tolto mezza valva, che poi userò come guarnizione del piatto.



Il giorno dopo riprendo la preparazione di questa specialità partenopea.

Comincio a preparare una mousse di fagioli frullando molto bene il contenuto di un barattolo, che ho dapprima sgocciolato bene per eliminare il liquido di conserva e poi ho ribagnato aggiungendo un poco di acqua di cottura delle cozze.



Quando i fagioli hanno raggiunto una consistenza piuttosto cremosa, li verso nel piatto di portata e li condisco leggermente con un giro d'olio ed una spolverata di pepe.



Intanto metto a cuocere la pasta in abbondante acqua non troppo salata.

Nel frattempo preparo le cozze.
In una padella già calda metto un grosso spicchio d'aglio privato del germe, un paio di cucchiai d'olio e, per dare un leggero colore rosato al piatto, aggiungo anche 3 pomodorini ben maturi divisi a spicchi.
Tolgo l'aglio per evitare che possa dare al sugo un sapore troppo forte ed aggiungo le cozze sgusciate con un po' della loro saporitissima acqua di cottura. Aggiungo anche una piccola bacca di peperoncino che spezzetto con le mani.



Lascio insaporire per pochi minuti, quindi ci butto dentro la pasta che ho fatto lessare un paio di minuti in meno rispetto al tempo di cottura indicato nella confezione.



Giro accuratamente tutti gli ingredienti e finisco di cuocere aggiungendo, se necessario, ancora un poco di acqua delle cozze.

Adagio le farfalle ed il loro condimento sopra il piatto con la crema di fagioli, aggiungo una girata di pepe, un po' di prezzemolo fresco tritato ed infine guarnisco con le cozze che avevo messo da parte.
Ed ecco le mie farfalle con cozze e fagioli.



Il piatto è risultato piuttosto particolare, molto saporito e con un accostamento di sapori tanto insolito quanto gradevole.



domenica 16 febbraio 2014

Ma Renzi è affidabile?

Quello che sta succedendo in questi giorni nella politica italiana mi ha lasciato veramente sconcertato.
Renzi, che alle maggioritarie ha avuto un sostegno plebiscitario, ha sempre detto che avrebbe fatto il segretario del PD senza lasciare l’incarico di sindaco di Firenze. Quindi avrebbe mantenuto il doppio incarico, pensando che fare il segretario del partito più grande d’Italia non fosse così impegnativo (o che lui è così bravo da poter svolgere altrettanto bene entrambi i ruoli).

Poi da neosegretario ha ripetuto più volte che avrebbe lealmente sostenuto il governo Letta, almeno fino al termine del semestre di presidenza europeo, che spetta all’Italia a partire da giugno.

Ma alla Direzione del PD emerge la figura del rottamatore (demolition man, come viene definito dalla stampa straniera) e, dopo avere ipocritamente apprezzato il lavoro finora svolto da Letta, lo stronca inesorabilmente proponendo un nuovo percorso legislativo per uscire dalla palude, che consenta (ma guarda un po’!) di portare a compimento il cammino delle riforme già avviato e le proposte di riforma costituzionale riguardanti il Titolo V e la trasformazione del Senato della Repubblica.
Naturalmente, se assumerà la direzione del Governo lascerà la carica di sindaco.



Non ho nulla contro Renzi, anzi ne apprezzo la grande vitalità, un po’ meno la sua smisurata ambizione. Certamente, se vuoi governare devi essere molto ambizioso, ma questo Renzi che prima dice una cosa e poi ne fa un’altra mi ricorda tanto Berlusconi!
Per il momento ha fatto molto bene due cose che sono tipiche della sinistra italiana:
- è riuscito a far cadere il leader del suo stesso partito, senza che altri ne chiedessero espressamente la testa;
- è riuscito a resuscitare il più grande avversario del suo partito, nonostante pendesse su di lui una condanna definitiva per un reato infamante.

Da buon italiano incrocio le dita e aspetto i risultati!