venerdì 23 ottobre 2015

Pollo ripieno con noci e goji e contorno di riso basmati allo zafferano




Che quelli dell'MTC fossero poco sani di mente è cosa risaputa, e infatti anch'io vi faccio parte, ma stavolta la Patty del blog andante con gusto ha toccato punte di sadismo. Infatti, in qualità di vincitrice della precedente sfida, ha proposto di fare il pollo ripieno. Ma non si è accontentata di farci fare un semplice pollo farcito, bensì ha preteso che il pollo si dovesse comprare intero e poi disossarlo.
Inoltre la ricetta di questo mese deve comprendere l'intingolo per il condimento ed un contorno che ben si accompagni con il piatto.

Questa volta, più delle altre, l'ansia da prestazione è stata particolarmente elevata. Ma non perché io voglia fare bella figura o abbia desiderio di vincere, perché io partecipo esclusivamente per il gusto della sfida e per la voglia di imparare, però disossare un pollo non è uno scherzo da poco.
Per fortuna la Patty ci da delle spiegazioni dettagliatissime, accompagnate da un'ampia documentazione fotografica. Ma per me che sono di coccio, temo che tutto questo non basti.


Franco, il mio macellaio
Vado dal mio macellaio, che conosce bene le mie manie culinarie, e gliene parlo. Lui comincia a darmi dei suggerimenti, poi decide di passare dalle parole ai fatti: va nella cella frigorifero e ne esce tenendo in mano un gran pollo.
Guarda come si fa, mi dice, e comincia a disossarlo.
Con i miei occhi vedo che l'operazione è molto laboriosa, ma non impossibile.
Il suo procedimento è simile, ma non identico a quello descritto da Patty. In ogni caso capisco che il lavoro va fatto con calma e pazienza. E' anche fondamentale avere un coltello adatto e molto affilato.

Dopo la dimostrazione live torno a casa un po' più rinfrancato e comincio a pensare alla 'mia' ricetta.
Decido che la mia farcitura dovrà essere di sostanza, ma contenere anche un tocco di dolcezza per compensare l'acidità dei succhi che inevitabilmente vengono liberati durante la cottura al forno. Come base di carne userò un macinato misto di manzo, vitella e maiale, ma niente salsiccia; inoltre sarà arricchita con gherigli di noce tritati e bacche di goji.
Come contorno farò un riso basmati con pistilli di zafferano, uva sultanina ed altri aromi.

Il giorno dopo vado a rifornirmi degli ingredienti necessari. Il macellaio, insieme alla carne, mi da in prestito anche il suo coltello affilatissimo.


Disossatura del pollo 

Per questo lavoro ho proceduto come meglio mi veniva, discostandomi talvolta dalle indicazioni di Patty.
Dapprima tolgo con le mani i peulcchi residui e poi lo passo velocemente sulla fiamma.

Non trovandolo, rinuncio a togliere subito l'osso a forcella. Disarticolo quindi le cosce e le ali lasciando però le ossa in loco.
Come un chirurgo, comincio ad incidere la schiena.



Con il coltello separo la polpa dalle costole; devo stare attento perché il coltello è affilatissimo e posso tagliare facilmente anche le ossa.
Apro delicatamente il pollo; tolgo due ossa che pensavo facessero parte della forcella, ma forse erano le clavicole.



Continuo ad incidere in profondità raschiando la carne delle costole fino a liberare la cassa toracica che tiro via.



Elimino lo sterno e le altre parti cartilaginee del petto. Trovo finalmente l'osso a forcella ed elimino anche questo.



Scarnifico l'osso della coscia e lo tolgo via.



Elimino eventuali schegge o altre parti dure rimaste fino ad ottenere un pollo completamente pulito e disossato.





Preparazione del pollo farcito con noci e goji

Gli ingredienti sono:
  • un pollo disossato (2,7 kg con le ossa)
  • 600 g di macinato misto di manzo, vitella e maiale (no salsiccia)
  • mollica di pane raffermo bagnata con acqua e latte
  • 40 g di burro
  • erbe aromatiche tritate (salvia, timo e maggiorana freschi)
  • 1 cucchiaino di menta essiccata
  • 80 g di gherigli di noce tritati grossolanamente
  • 2 cucchiai di bacche di goji (per informazioni sul goji vedere qui)
  • sale e pepe
  • 1 bicchiere di vino passito di Pantelleria
Per il fondo della pirofila:
  • 5 cucchiai d'olio
  • 1 grossa carota tagliata a rondelle
  • 1 gambo di sedano molto tenero tagliato e pezzetti
  • 4-5 rametti di rosmarino
  • foglie di salvia
  • qualche scaglia di burro
  • 4 cipolle piccole adatte per la cottura in forno (che io ho dimenticato di mettere)

In un'ampia ciotola mescolare il macinato misto di carne con il sale e con il burro ammorbidito a pomata.
Tritare le erbe aromatiche e unirle al macinato quando la carne si è ben amalgamata con il burro.


Aggiungere la mollica di pane strizzata e sbriciolata, quindi le noci triturate grossolanamente e le bacche di goji.
Mescolare bene tutto e fare riposare qualche minuto affinché le bacche di goji si ammorbidiscano nell'impasto umido.
Farcire il pollo, cominciando a riempire la cavità delle cosce e poi tutto il resto.



Terminata la farcitura, richiudere il pollo e procedere alla cucitura partendo dal collo. Legare anche le cosce.



Avvolgere il pollo in un foglio di carta da forno inumidita e poi in un foglio di alluminio. Legare il 'pacchetto' e farlo riposare in frigorifero per almeno un paio d'ore (io tutta la notte).

Dopo il riposo, riprendere il pollo, eliminare l'alluminio e la carta ed insaporirlo con sale e pepe, massaggiando la superficie con le mani.
Legarlo di nuovo e disporlo in una pirofila unta con un velo d'olio.
Cospargere la superficie del pollo con qualche scaglia di burro e disporre intorno le carote affettate, il sedano e le erbe aromatiche (le cipolline che avevo comprato sono rimaste nella dispensa).



Mettere in forno caldo a 180° e farlo cuocere per circa un'ora per ogni kg di pollo farcito. Il mio, disossato e farcito, pesava quasi 3 kg e l'ho tenuto in forno per oltre 2 ore e mezza. La temperatura del forno non deve essere troppo alta per evitare che si bruci in superficie e rimanga crudo all'interno.
Dopo 20 minuti di cottura irrorare il pollo con un bicchiere di vino passito.
Continuare a cuocere bagnando ogni 15-20 minuti la superficie del pollo con i succhi depositati sul fondo.
Girare il pollo 2 o 3 volte usando cucchiai o palette di legno, evitando di usare strumenti acuminati per non correre il rischio di bucare la superficie e far fuoriuscire i succhi dall'interno.



A cottura ultimata, trasferirlo in un vassoio e tenerlo al caldo.
Recuperare i liquidi e le verdure depositate sul fondo per la preparazione della salsina con cui condirlo.


Preparazione della salsina (gravy) al passito di Pantelleria

Prima di fare la salsina bisogna aver preparato il brodo.
Io l'ho fatto usando le ossa del pollo che ho messo in acqua fredda insieme a una grossa carota, un gambo di sedano fatti a pezzi e una cipolla su cui avevo infilzato 4-5 chiodi di garofano. Aggiungere un pugnetto di sale e fare bollire molto dolcemente per un'ora e mezza circa, eliminando la schiuma ogni volta che serve. Fare raffreddare ed eliminare il grasso che affiora.

Preparare la salsa che, per la verità, non so se possa chiamarsi gravy dal momento che ho alquanto personalizzato il procedimento.
Scolare i liquidi di cottura rimasti sul fondo della pirofila filtrandoli con un colino.
Frullare le parti solide (ma non la cipolla chiodata) con un po' di brodo.
Versare un grosso bicchiere di passito di Pantelleria nella pirofila usata per la cottura del pollo e farlo evaporare al fuoco, togliendo con una paletta di legno i residui di cottura.
Mettere una parte dei liquidi filtrati in una casseruola e scaldare a fuoco medio-basso. Aggiungere un po' di brodo e gli odori frullati. Unire anche il vino liquoroso rimasto nella pirofila. Mescolare bene con una frusta. Versare a pioggia un cucchiaio di farina facendola passare attraverso un setaccio.
Addensare la salsa a fuoco dolce, girando sempre con la frusta.
Aggiustare di sale, se necessario (a me non è servito).
Utilizzare la salsina quando è ancora ben calda.


Preparazione del contorno con riso basmati allo zafferano

Ingredienti
  • 250 g di riso basmati
  • un cucchiaino di pistilli di zafferano dell'Umbria
  • 100 g di uva sultanina ammorbidita in acqua tiepida
  • 6 capsule di cardamomo verde schiacciate
  • 4 chiodi di garofano
  • 1 stecca di cannella
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna
  • 4 cucchiai di olio extravergine d'oliva
  • sale
Lavare ripetutamente il riso basmati fino a quando l'acqua resta limpida. Poi lasciarlo in ammollo in 600 ml di acqua per mezz'ora.
Mettere i pistilli di zafferano in una tazzina e lasciarli macerare per qualche minuto versandoci sopra un poco di acqua bollente.
In una casseruola scaldare l'olio e farvi soffriggere la cannella, i chiodi di garofano ed il cardamomo.
Dopo 1 minuto aggiungere il riso ben scolato (conservare l'acqua di ammollo) e tostarlo per un paio di minuti. Aggiungere l'acqua di ammollo e poi lo zafferano con la sua acqua, l'uva sultanina ben strizzata, un cucchiaio di zucchero di canna ed una mezza manciata di sale grosso.


Portare ad ebollizione, abbassare la fiamma, mettere il coperchio e lasciare sobollire molto dolcemente per circa 15 minuti, fin quando il riso risulti molto tenero ed abbia assorbito tutta l'acqua. Durante la cottura girare pochissimo (un paio di volte al massimo).
Prima di servire eliminare la stecca di cannella e i chiodi di garofano.


Composizione del piatto

Per facilitare il taglio del pollo, eliminare dapprima tutti i fili della legatura e della cucitura.
Con un coltello affilato togliere le ali e le cosce dal corpo e cominciare a tagliarlo. Le fette inevitabilmente non potranno essere troppo sottili, pena la separazione della farcitura dalla carne del pollo.



Disporre le fette sul piatto di portata, irrorarle con la salsa al passito ben calda e guarnire con il contorno di riso basmati allo zafferano.





Portato in tavola, questo piatto aveva un'apparenza regale: la consistenza è risultata tenera ma solida, il gusto molto gradevole ed insolito con un contrasto di sapori agro-dolci avvertibile ma armonico e non preponderante.

Che altro dire alla fine di quest'impresa?

Il mio pensiero va alla carissima PATTY: cara Patrizia, nonostante ti sia particolarmente affezionato (sei tu che con la ricetta dei pici mi hai tirato dentro questa banda di matti), per un attimo ti ho odiata, ma ora ti ringrazio perché mi hai costretto a fare un lavoro che fino a ieri pensavo fosse per me impossibile.

Un altro ringraziamento particolare lo rivolgo a Franco Lepri (nomen omen), il mio macellaio di via della cellulosa, sia per il tutorial che ha avuto la bontà di svolgere nella sua bottega, sia per avermi prestato il suo specialissimo coltello, grazie al quale il lavoro di disossatura è risultato molto più agevole del previsto.

Con questa ricetta partecipo alla sfida n. 51 dell'MTChallenge.







giovedì 15 ottobre 2015

Insalata di ceci piccini delle crete senesi

No, non sono morto e non ho neanche abbandonato il blog. Ho solo diradato la mia presenza per una serie di circostanze che mi hanno tenuto parecchio occupato.
Tra queste, cito il battesimo del mio nipotino, celebrato domenica scorsa con una cerimonia semplice ma molto suggestiva.
Dopo c'è stato il rinfresco a casa di parenti, che nella loro grande casa sono riusciti ad ospitare quasi una cinquantina di persone.
Non so come abbiano fatto, ma la mia consuocera, sua sorella ed un'altra loro amica hanno preparato espressamente per tutti un menu che comprendeva 9 antipasti, 6 primi piatti, 7 secondi e 10 contorni. Inoltre, frutta, torta, tiramisù e biscotti fatti in casa. Io ho contribuito molto modestamente facendo dei petti di pollo arrosto su letto di cipolle di Tropea (qui la ricetta) ed un arrosto di arista di maiale con gravy (grazie Maria Pia).



Oggi invece parlo molto semplicemente di un'insalata di ceci che qualche tempo fa ho propinato come secondo piatto al mio genero vegetariano.
Questi ceci sono un regalo di mia sorella, che li ha trovati nei pressi di S. Quirico d'Orcia (SI).


Si tratta di un cece particolare coltivato da tempo immemore nelle colline del Chianti, del Valdarno e del Pratomagno. Sono di piccole dimensioni, ma di grande sapore; hanno inoltre la buccia molto sottile e reggono molto bene la cottura che deve avvenire dopo una notte di ammollo.

Io li ho lessati come si fa normalmente per i legumi, cioè li ho ho messi in una pentola insieme ad una carota, una cipolla, un gambo di sedano ed una foglia di alloro. Quando cominciano a bollire, abbasso la fiamma e li faccio sobollire molto dolcemente per circa 45 minuti, aggiungendo un po' di sale soltanto verso fine cottura.

Nel frattempo taglio a cubetti piuttosto piccoli delle carote crude e dei gambi teneri di sedano,  cui unisco un po' di pomodorini pachino tagliati a spicchi. Aggiungo i ceci lessati, ma ancora piuttosto al dente, e condisco tutto con poco sale, una spolverata di pepe ed abbondante olio extravergine d'oliva.
Sul fondo del piatto dispongo un letto d'insalatina tenera, anch'essa condita con un filo d'olio.


Questo piatto è stato molto gradito da mio genero che ne ha fatto una grande scorpacciata.

I ceci avanzati li ho conditi in maniera classica con olio, poco pepe e qualche foglia di basilico sminuzzata a mano.






lunedì 21 settembre 2015

Croissant sfogliato per l'MTC n. 50

Questo appuntamento non lo potevo mancare: è quello del giubileo dell'MTC che questo mese festeggia la cinquantesima sfida!


Io ho cominciato a far parte di questa pazza comunità nel gennaio 2013 con la ricetta dei pici ed ho continuato senza interruzioni fino alla scorsa sfida, quando per la prima volta ho saltato il turno per la nascita del mio primo nipotino.
Riprendo questo mese con una ricetta che quando l'ho letta mi ha fatto tremare le gambe: i croissant di pasta sfoglia.
Per fortuna Luisa Jane Rusconi del blog Rise of the Sourdough Preacher spiega molto dettagliatamente il procedimento e ci propone anche dei video dove è possibile vedere i passaggi più cruciali. Ciò non toglie che fare la pasta sfoglia non è affatto facile e richiede un'alta dose di perizia ed esperienza.
Siccome sono doti che io non posseggo, non avendola mai fatta, ed essendo per giunta poco pratico di pasticceria, ho cercato di limitare il rischio di fallimento seguendo molto fedelmente le istruzioni ed evitando i voli pindarici.

Ingredienti
  • 300 g di farina Manitoba (contenuto di proteine 15.5%) + 100 g di farina tipo 00 (proteine 10%);
  • 220 ml di latte parzialmente scremato;
  • 40 g di burro ammorbidito a temperatura ambiente;
  • 30 g di zucchero semolato;
  • 9 g di sale;
  • 4 g di aceto di vino bianco;
  • 5.5 g di lievito di birra disidratato Mastro Fornaio (dose calcolata per 400 g di farina);
  • 200 g di burro per la sfogliatura (burro 'Trentino' all'84% di grassi);
  • 1 uovo per la lucidatura.

Procedimento

L'impasto
In una ciotola sciogliere lo zucchero ed il sale nel latte e l'aceto.
Setacciare le 2 farine (75% di Manitoba e 25% di tipo 00, pari a un contenuto percentuale di proteine di 14,1 g circa).
Incorporare il lievito disidratato, unire il burro ammorbidito ed aggiungere gli ingredienti liquidi.
Lavorare l'impasto non troppo a lungo (una decina di minuti) fino ad ottenere una massa abbastanza morbida ed omogenea.
Formare un quadrato e avvolgerlo nella pellicola alimentare.
Fare riposare il panetto in frigo per almeno 6 ore (io tutta la notte).

Il pacchetto
La mattina dopo, prima di tirare fuori dal frigo l'impasto, mettere il panetto di burro per la sfogliatura tra 2 fogli di carta da forno e cominciare a batterlo col mattarello per abbassarlo ed ottenere un rettangolo di circa 18 x 24 cm.
Rimettere il burro schiacciato in frigo e prendere l'impasto per procedere alla lavorazione.
Stendere l'impasto a circa 6 mm di spessore, facendo in modo che diventi largo poco più del panetto di burro e lungo 2 volte.
Impacchettare il burro ponendolo su una metà dell'impasto e ripiegarvi sopra l'altra metà (piega a due).



Sigillare i bordi con il mattarello, quindi schiacciare la superficie e cominciare a stenderla fino ad ottenere una striscia lunga 3 volte la base.

Giro a tre
Procedere con la piega a tre.


Quindi avvolgere nella pellicola e riporre in frigorifero per mezz'ora circa (per accelerare il raffreddamento ho diminuito la temperatura del frigorifero di 1° portandolo a +4°C).


Riprendere il rettangolo, premere col mattarello e poi stenderlo, avendo cura che la piega rimanga sulla destra, tirandolo fino a una lunghezza pari a tre volte il lato corto.
Fare ancora una piega a tre, avvolgere nella pellicola e fare riposare in frigo per mezz'ora.
Ripetere l'operazione ancora una terza volta e rimettere nel frigo (siccome la temperatura dell'ambiente era tutt'altro che fresca, dopo 15' di riposo in frigorifero ho trasferito l'impasto per altri 15' nel freezer).
Ogni volta che si inizia a stendere l'impasto controllare che la piega stia a destra; ciò significa che si deve ruotare l'impasto di 90° per non stendere sempre nella stessa direzione.

Il triangolo
Dopo l'ultimo riposo, dividere l'impasto in due e stendere ogni porzione fino a formare due rettangoli di 26 x 34 cm ciascuno ed uno spessore di 3-4 mm circa (infarinare a sufficienza, ma senza esagerare, il piano di lavoro).
Sbattere l'impasto sul piano di lavoro due volte per favorire la sfogliatura, rifilare i bordi se non sono precisi, quindi tagliare dei triangoli aventi la base di 11 cm ca. ed un'altezza di 25-26 cm.


Sformatura dei croissant
Fare riposare i triangoli per 20 minuti in frigo prima della sformatura.
Stirare leggermente i triangoli con le mani per allungarli, praticare un taglietto al centro della base, divaricare i lembi e cominciare ad arrotolare fino alla punta, senza premere, né stringere troppo l'impasto.



Lucidatura e cottura
Posizionare i croissant su una placca rivestita di carta forno, avendo cura di mettere la punta sotto, per evitare che si alzi in cottura.
Spennellare con l’uovo sbattuto e filtrato (io però non l'ho filtrato), coprire con la pellicola e fare lievitare a temperatura ambiente per 2 o 3 ore.


Prima di infornarli spennellarli di nuovo con l’uovo, poi cuocere per 10 minuti a 220°C e per altri 10 minuti a 190-200°C finché risultino ben dorati.



Quando sono pronti farli raffreddare su una gratella.

A questo punto si possono mangiare così come sono, magari spolverizzandoci sopra un po' di zucchero a velo, oppure si possono farcire con ciò che piace di più (confetture varie, miele, ecc. ma anche bacon o altro per una versione salata).
Io non stavo più in me per l'ansia di assaggiarli e ne ho mangiati subito un paio.



Sicuramente si potrà fare di meglio, ma questi 'miei' primi croissant mi hanno riempito di gioia e di orgoglio. Il sapore era molto gradevole, la consistenza piuttosto morbida e croccante allo stesso tempo, ed infine... sotto i denti hanno fatto skrunch!

Con questa ricetta partecipo alla sfida n. 50 dell'MTC.






sabato 5 settembre 2015

Pasta con salsa gialla al peperone

Per condire la pasta si possono usare un'infinità di salse dai colori e dai sapori più svariati; le più comuni sono le salse rosse a base di pomodoro. Per questa ricetta, invece, ho scelto di usare come base un bel peperone giallo.



Ingredienti (per 4 persone)

  • 1 peperone giallo (300 g)
  • 100 g di Robiola (o altro formaggio spalmabile)
  • 2-3 cucchiai di parmigiano (o grana padano)
  • 1 spicchio d'aglio
  • 1/2 cipolla (io di Tropea)
  • 1 manciata di foglie di prezzemolo
  • sale, pepe e olio
  • 400 g di pasta a piacere

Preparazione

Pulire il peperone, eliminare i semini e le parti bianche all'interno e tagliarlo a cubetti. Cuocerlo in un tegame con un poco di olio, l'aglio e la cipolla tagliati a pezzetti. Abbassare la fiamma, salare e, se rimane troppo denso, aggiungere mezzo bicchiere d'acqua.

A cottura ultimata, dopo un quarto d'ora circa, versare tutto nel bicchiere del mixer insieme alla robiola spezzettata, al parmigiano (o grana) e al prezzemolo.
Frullare tutto fino ad ottenere una cremina non troppo densa; aggiungere altro sale, se necessario, e un poco di pepe se piace. Se la salsa risultasse troppo fluida, aggiungere altro parmigiano.


Nel frattempo cuocere la pasta, preferibilmente lunga (io ho usato i vermicelli), e condirla con la salsa gialla al peperone.


Servire subito aggiungendo, a richiesta, altro parmigiano e una spolverata di pepe.



lunedì 31 agosto 2015

Petto di pollo arrosto.

Eccomi di ritorno sul blog dopo un periodo di vacanza in Toscana, vicino Cortona. Finalmente, dopo 3 anni di lavori, la vecchissima ed enorme casa di mia moglie è cominciata a diventare confortevole: rifatto tutto l'impianto elettrico; rifatti i 2 bagni con tutto l'impianto idraulico, compresi gli scarichi nuovi e l'autoclave; messo il gas metano in sostituzione delle bombole. C'è ancora un sacco di cose da fare, ma almeno adesso se ti fai la doccia non ti devi più impazzire con l'acqua che viene goccia a goccia.

Riprendo con una ricetta semplice, che nasce dal fatto che da qualche tempo mia moglie deve evitare carni rosse; questo significa fettine di vitella e petti di pollo a gogò. Siccome i petti di pollo non mi fanno impazzire, specialmente se fatti alla piastra con poco condimento, ho pensato che facendoli arrosto con tanti odori sarebbero sicuramente diventati più gradevoli.


Ingredienti

  • 1 petto di pollo (750 g circa) diviso in 2 metà
  • 2 cipolle
  • 1-2 costole di sedano
  • 1 carota
  • 1/2 bicchiere di vino bianco secco
  • olio extravergine, sale e pepe
Preparazione
Fare un battuto tagliando finemente le cipolle, il sedano e la carota e mettere tutto in un tegame.



Salare un poco, aggiungere un po' d'olio e lasciare ammorbidire a fuoco moderato.
Usare un petto di pollo diviso in 2 metà nel senso della lunghezza (lo fa il macellaio), e massaggiare ciascuna metà con sale e pepe; quindi adagiarlo sopra gli odori prima che la cipolla prenda colore.
Far fare un po' di crosta lasciando i petti di pollo a fuoco vivace per qualche minuto e girarli 2 o 3 volte con l'aiuto di 2 cucchiai per evitare di bucare la carne e far uscire i succhi dal suo interno (la carne potrebbe indurirsi).
Aggiungere mezzo bicchiere di vino, fare sfumare, quindi chiudere con il coperchio ed abbassare il fuoco.
Continuare a cuocere per altri 30-40 minuti a tegame coperto, girando di tanto in tanto ed irrorando la carne con il condimento che rimane sul fondo.
Quando la carne è cotta, spegnere il fuoco e lasciare raffreddare.
Tagliare i petti di pollo a fettine non troppo sottili e rimetterle quindi nel tegame per farle insaporire.



Servirle calde o tiepide, ma sono buone anche fredde, magari su un letto di insalatina tenera.






lunedì 10 agosto 2015

Gazpacho

L'idea di fare questo piatto andaluso deriva dal fatto che dovevo mangiare una cosa leggerissima perché nel primo pomeriggio dovevo andare alla festa del primo compleanno di un mio nipotino, dove avrei trovato numerose specialità della cucina etiope (zighinì, ecc.), essendo la madre originaria di quel paese.
Ho quindi pensato che in una caldissima domenica di agosto una zuppa fredda a base di verdure crude e pane tostato poteva essere una buona soluzione: niente fornelli accesi e possibilità di prepararla con comodo anche il giorno prima.

La ricetta del gazpacho prevede numerose varianti; io l'ho preparato usando i seguenti...

Ingredienti (per 5-6 persone)

  • pomodori tondi a grappolo maturi e sodi (1 kg ca.)
  • 1 peperone rosso e verde (240 g)
  • 1 cetriolo (140 g)
  • 1 cipolla rossa di Tropea
  • 1 spicchio di aglio
  • 2 cucchiai di aceto rosso
  • 4-5 cucchiai di olio extravergine
  • sale e pepe
  • 3-4 gocce di tabasco
  • foglie di menta per guarnizione
  • fette di pane tostato


Preparazione


Tutte le verdure vanno ridotte a cubetti e poi frullate.

Preparazione del cetriolo. Dopo averlo lavato accuratamente, tagliare le due estremità e strofinare ogni cappuccio sull'ortaggio fin quando comincia a fuoriuscire una spuma bianca, che bisognerà eliminare insieme alla prima fettina. Sbucciarlo quindi con un pelapatate e poi tagliarlo a fettine, disponendole su un colino insieme ad un po' di sale in modo che perda il suo liquido amarognolo e poco digeribile.

Sbucciare i pomodori e ridurli a cubetti. Per eliminare agevolmente la buccia, praticare un taglio a croce alla base di ciascun frutto; metterli poi in un tegame con dell'acqua bollente e lasciarceli fino a che rialza il bollore. Toglierli dall'acqua bollente e tuffarli in un recipiente contenente acqua molto fredda. Il brusco salto di temperatura faciliterà il distacco della pellicina, che si potrà togliere come fosse una banana.
Aprire i pomodori ed eliminare molto accuratamente i semini insieme ad un po' della loro acqua. Farli a pezzettoni e metterli da parte in una terrina.

Lavare il peperone, asciugarlo ed eliminare con un pelapatate, per quanto possibile, parte della buccia che è la parte meno digeribile. Tagliarlo a strisce e rimuovere i semi insieme alle parti bianche. Ridurlo ancora a cubetti e mettere da parte.

Sbucciare la cipolla e l'aglio e tagliarli a cubettini.

Recuperare tutte le verdure e metterle nel bicchiere del frullatore aggiungendo sale, pepe, aceto, olio e, se gradito, qualche goccia di tabasco. Frullare a lungo fino ad ottenere una salsa molto liscia e non troppo fluida.



Non avendo il frullatore, io ho usato il minipimer, frullando i vari ingredienti a più riprese.
Fare raffreddare a lungo in frigorifero perché la salsa va servita molto fredda. Io ho messo in frigo anche le coppette di servizio.

Al memento di servire, disporre il gazpacho in contenitori idonei (bicchierini, coppette, ecc.) e guarnire con qualche foglia di menta.



Note
  • Per la buona riuscita di questa zuppa è fondamentale usare ortaggi sani, maturi e sodi. Si raccomanda di eliminare accuratamente i semi dei pomodori, sia per motivi estetici, sia perché non è piacevole trovarseli sotto ai denti.
  • L'eliminazione della buccia del peperone (almeno in parte) e dell'acqua di vegetazione del cetriolo migliora sensibilmente la digeribilità del preparato.
  • La consistenza del gazpacho deve essere piuttosto densa. In genere per renderlo più sodo si aggiunge pane raffermo inzuppato in acqua e sbriciolato insieme alle verdure prima di frullarle; io ho preferito eliminare l'acqua di vegetazione del cetriolo e dei pomodori.
  • Per raffreddare il gazpacho qualcuno aggiunge ghiaccio tritato. Secondo me è una soluzione da evitare assolutamente.





martedì 4 agosto 2015

Filetti di spigola alla piastra

Forse qualcuno avrà pensato che ho abbandonato il blog, visto che ci entro sempre con minore frequenza. Non è così, ma il caldo africano che da troppo tempo ha invaso Roma e buona parte dell'Italia, unito all'indisponibilità del computer per un buon periodo, mi hanno costretto a tenermi lontano dalla cucina e dalla blogosfera.
Ci rientro oggi con un piatto semplice ma appetitoso.

Come dicevo prima, il caldo mi ha tolto completamente la voglia di cucinare, ma non il desiderio di mangiare. E oggi avevo desiderio di mangiare pesce.
Vado dal pescivendolo e cerco qualcosa da fare alla piastra; in tal modo in pochi minuti, senza soffrire troppo, si può preparare un buon piatto.
Purtroppo non aveva tranci di tonno o pesce spada da fare come desideravo, però mi suggerisce di provare con delle spigole che lui stesso mi avrebbe sfilettato.
Detto, fatto: torno a casa con 6 filetti ottenuti da 3 spigole fresche: la dose giusta per 3 persone.


La preparazione è molto semplice e veloce.
Prendo un tegame antiaderente (io ho usato quelli rivestiti di roccia), ci verso un goccio d'olio e lo riassorbo strofinando la superficie con un foglio di carta assorbente (non ci deve essere olio libero sul fondo).
Lo scaldo bene e ci adagio i filetti (3 per volta) mettendo la pelle a contatto del fondo. Dopo 2 o 3 minuti li rigiro e continuo la cottura dall'altra parte per pochissimi altri minuti.


Abbasso il fuoco perché questo tipo di tegame mantiene molto bene il calore. Rigiro i filetti ancora un paio di volte, salandoli leggermente, finché risultino ben cotti. Allo stesso modo cuocio gli altri filetti.

Per condirli preparo un'emulsione, mescolando un cucchiaio di succo di limone e 4 cucchiai d'olio extravergine, cui aggiungo una manciata di prezzemolo tritato, un pizzico di sale ed un poco di pepe macinato al momento.



Ed ecco i filetti di spigola pronti per essere mangiati.


Il piatto è stato molto apprezzato, sia per il sapore molto delicato, sia perché è già spinato e la pelle si stacca dalla polpa in un attimo tirandola semplicemente con due dita.
Ma più di tutti è stato apprezzato da me che ho faticato veramente poco per preparare un piatto davvero buono.






domenica 12 luglio 2015

Crostini di Roveja

Giorni fa, andando in Toscana, sono passato a Castiglione del Lago (PG) per rifornirmi di alcuni prodotti tipici locali, tra cui la fagiolina del Trasimeno,  cui ho dedicato un paio di post qualche tempo fa (qui e qui).
Con i titolari della Dispensa del Lago, dove sono solito rifornirmi, ho stretto ormai una bella amicizia, tanto e vero che, entrando in negozio, sono stato accolto con un calorosissimo CIAO NONNO! Evidentemente, leggendo il mio blog, avevano saputo del mio nuovo stato.
Dopo aver fatto i miei acquisti, mi chiedono se avevo mai provato la Roveja. Confesso che non solo non l'avevo mai provata, ma neanche ne avevo mai sentito parlare. Per invogliarmi a provarla, mi regalano una confezione da 300 g.



La Roveja, conosciuta anche come pisello dei campi, è un legume antico oggi quasi completamente scomparso dalle coltivazioni. Il seme presenta colori variabili che vanno dal verde scuro al marrone al grigio.
Questo legume è originario del Medio Oriente e nei secoli passati era coltivato su tutta la dorsale appenninica umbro-marchigiana, in particolare sui Monti Sibillini, dove i campi si trovavano anche a quote elevate. 
Proprio perché cresce da sempre anche selvatico lungo le scarpate e nei prati, alcuni ricercatori sostengono che si tratti di un progenitore del pisello comune; secondo altri invece è una vera e propria specie. In ogni caso la classificazione botanica è ancora indefinita.
Esiste invece un totale accordo sulla sua valenza nutritiva: ha un alto contenuto di proteine, pochi grassi e preziosi minerali come fosforo e potassio.
Tornato a casa, decido di usarla per farci dei crostini.

Preparazione
Prima dell'uso la roveja va tenuta a bagno per 10-12 ore, cambiando poi l'acqua di ammollo per eliminare eventuali impurità.
Quando i semi si sono alquanto rigonfiati metterli a lessare in abbondante acqua insieme a due foglie di alloro. Lasciare sobollire dolcemente per circa un'ora, aggiungendo un cucchiaio di sale verso fine cottura. Scolare quando è ancora piuttosto al dente, recuperando l'acqua di cottura.

Preparare un soffritto tritando finemente una cipolla (io ha usato la rossa di Tropea), un paio di spicchi d'aglio privati del germe, una manciata di prezzemolo ed olio extravergine. Durante la cottura insaporire con un pizzico di sale ed un poco di peperoncino sbriciolato a mano.




Aggiungere quindi la roveja lessata e 250 g di polpa di pomodoro.



Salare ancora un poco e cuocere a fuoco moderato per circa mezz'ora tenendo la padella coperta e mescolando di tanto in tanto. Aggiungere quando necessario un poco dell'acqua di cottura per evitare che la roveja si asciughi troppo. Lasciarla addensare a fine cottura.

Tostare qualche fetta di pane sciapo, insaporirle eventualmente con un poco di aglio ed un giro d'olio, e coprirle con qualche cucchiaio di roveja insieme al suo sughetto. 


Il sapore è risultato particolare, ricordando un po' quello delle lenticchie e dei fagioli, ma comunque molto gradevole.