sabato 15 giugno 2013

Due premi invece di uno

Finalmente mi decido a ringraziare le mie carissime amiche Eli del blog zuccheropandizucchero e Imma di cucinaconimma che entrambe mi hanno omaggiato di questo bel premio.



Volevo farlo in occasione della pubblicazione di un mio nuovo post, ma invece per un motivo o per l'altro ancora non riesco a scrivere niente di nuovo.
Tra l'altro sto entrando nella fase meditativa che precede sempre la realizzazione della ricetta della sfida dell' MTChallenge  di giugno.
Ma non mi voglio sottrarre agli impegni legati al premio e rispondo alle domande di entrambe.

Le domande di Eli.

Lavori o studi? - Né l'uno né l'altro, sono pensionato.

In che città vivi? - Roma.

preferisci il dolce o il salato? - Dolce, ma non tanto se no si alza la glicemia.

Ballerine o scarpe con il tacco? - Essendo un maschietto, direi tacco basso.

pantaloni o gonna? - Ehm, direi pantaloni.

cioccolato fondente o bianco? - Fondente, ma mi piace anche il cioccolato bianco.

Ligabue o Vasco Rossi? - Ligabue.

Musica italiana o straniera? - Mi piace tutta la musica, ma con quella italiana capisco le parole.

Accompagnata/o o single? - Accompagnato? Forse dovrei dire Sposato.

Birra o Vino? - Vino rosso, la birra in pizzeria.


Dove vai in ferie? - In genere al mare, ma non sempre.

Ed ora le domande di Imma.

Perché questo nome al tuo blog? - Perché è destinato principalmente  ai poco esperti ai quali voglio offrire tutti gli strumenti utili a realizzare dei buoni piatti.

Il tuo hobby principale? - Non saprei, mi piace fare tante cose (andare a spasso, vedere qualche buon film, leggere, cucinare, ecc.) ma non ce n'è una in particolare che prevalga.

Qual'è il tuo piatto forte in cucina? - I maccheroni, cioè la pastasciutta condita in tante maniere, ma preferibilmente col pomodoro: semplice e buonissima.

Ti piace leggere?  - Sì, ma leggo più articoli tecnici o di attualità che romanzi.

Come ti descriveresti? - Seguo il principio del 'vivi e lascia vivere', ma nessuno deve travalicare i confini del lecito a scapito di qualcun altro (le regole della convivenza civile vanno rispettate sempre).

Qual'è il tuo sogno? - No, se vivi di sogni non sarai mai felice! Però puoi avere degli ideali: onestà, amicizia, lealtà, ecc.

Animale preferito? - Mi piacciono i gatti, ma in casa terrei un cane che te lo porti dietro facilmente anche quando ti sposti.

La cosa che più ti fa arrabbiare? - La gente in macchina che va piano (liberissima di farlo), ma che sta sempre nella corsia centrale o addirittura in quella di sinistra.

La colonna sonora della tua vita è.....? - Non saprei proprio! Ricordo con nostalgia le canzoni di quando avevo 18 anni: Adamo (fine Anni '60), oppure Rain and Tears degli Aphrodites Child (1968).




Cosa ne pensi del mio blog? - Lo trovo molto interessante: vi traspare la passione che ci metti e le ricette sono spiegate molto bene.

E con questo finisco e vi saluto. Il premio l'ho già assegnato in una precedente occasione e non mi ripeto.
Alla prossima!



martedì 11 giugno 2013

Insalata ricca di pomodori

Ora che finalmente il tempo è migliorato e comincia pure a fare caldo (però, per godere un gradevole venticello che entrava dalla finestra, mi sono beccato un bel raffreddore), cosa c'è di meglio di una buona insalata di pomodori?
Però quest'insalata l'ho voluta arricchire un po', ma senza appesantirla, per poterla usare come secondo piatto dopo aver mangiato un buon primo.

I principali ingredienti li vedete nella foto qui sotto



Per 2 persone ho usato:

  • 4 pomodori verdi e rossi di medie dimensioni
  • 4 filetti di acciuga sott'olio
  • una decina di olive nere snocciolate
  • un ciuffo di basilico
  • olio evo
  • gomasio per insaporire (quello nella tazzina e nel barattolo)
  • un po' di ricotta solida grattugiata 
Se qualcuno non conoscesse il gomasio (o gommasio), lo informo che è stata una mia recente scoperta che ho trovato in un negozio di alimenti biologici. Si tratta di un condimento composto da semi di sesamo tostati e poi macinati, mescolati con sale marino integrale. La proporzione tra i due componenti può variare anche di molto, ma in genere si aggira intorno a 10-12 parti di sesamo per ogni parte di sale.
Il sesamo sembra sia uno dei primi semi oleosi coltivati dall'uomo ed è ricco di proteine, sostanze grasse e minerali; oltre a regolare l'intestino, sembra che eserciti un benefico influsso sulla memoria e sulla lucidità di spirito.

Tornando all'insalata, ho tagliato a metà i pomodori, li ho privati delle parti bianche e dei semi e li ho poi tagliati a fettine abbastanza sottili.
Ho aggiunto poi le olive nere tagliate a rondelle, i filetti di acciuga spezzettati a mano, qualche foglia di basilico tagliata a mano, 2-3 cucchiai d'olio extra vergine ed una bella grattugiata di ricotta solida.


Aggiungo poi un paio di cucchiaini di gomasio (non troppo perché ci sono le acciughe che danno sapore)


ed ecco preparata in pochissimi minuti una saporitissima insalata di pomodori pronta per essere gustata.









lunedì 10 giugno 2013

Conosciamoci con


Conosciamoci con è una bella iniziativa che ha lanciato Linda del blog Una famiglia ai fornelli a cui aderisco con piacere.


Lo scopo è quello di avere l'opportunità di conoscere nuovi blog e nuove persone e anche di farci conoscere a nostra volta.

Queste sono le regole per partecipare:

  • Diventare follower di La mia famiglia ai fornelli se non lo siete già
  • Lasciare il link della vostra pagina nei commenti del post di Linda che poi provvederà ad aggiornare la lista dei partecipanti
  • Visitare almeno 2 blog che partecipano all'iniziativa, lasciare un commento e, se volete, diventare followers
  • Condividere sul vostro blog l'iniziativa parlandone in un post, più l'iniziativa sarà conosciuta più nuovi amici potremo conoscere!
  • Inserire il banner nel vostro blog
Aderite anche voi all'iniziativa: più siamo meglio ci conosciamo!


venerdì 7 giugno 2013

Premio dell'amicizia blogger

Ricevo dalla carissima Consuelo del blog i biscotti della zia  questo premio carinissimo che ci parla di amicizia.
Io sono molto affezionato alla zia Consu e la ringrazio veramente di cuore.
Per quei pochi che ancora non la dovessero conoscere dico che ha un blog molto bello ed in continua evoluzione, perché quasi non passa giorno senza che pubblichi qualche interessante ricetta; inoltre è molto attiva anche nei blog degli altri dove interviene sempre con qualche simpatico commento!


Naturalmente il premio prevede delle regole: una di queste è che bisogna dire 7 cose di sé. Eccomi dunque all'opera!

  1. Sono pensionato, ma non mi annoio e le giornate mi passano in un baleno.
  2. Non mi sento arrivato: so di non sapere tante cose ed ho ancora voglia di imparare.
  3. Mi piace camminare: tempo permettendo faccio lunghe passeggiate per il quartiere e, almeno una volta alla settimana, vado in centro a fare il turista.
  4. Sto volentieri anche a casa: la mia casa non è grande ma è abbastanza confortevole; le mattine d'estate, quando non c'è troppa gente, frequento spesso la piscina condominiale.
  5. Ho sempre tenuto la schiena dritta ed ho sempre fatto valere le mie ragioni con educazione, ma con fermezza.
  6. Da giovane ero piuttosto timido, ora non più; anzi, mi piace parlare anche con gente che non conosco ed avere buoni rapporti con gli altri.
  7. Sono fondamentalmente ottimista, ma anche realista perché non ho mai voluto vivere di sogni.
Ora dovrei consegnare questo premio ad altri 15 followers. Per non fare torto a nessuno anche stavolta ho deciso di donarlo ai primi 15 lettori che verranno a ritirarlo da me, avvisandomi qui con un loro commento.


Buon premio a tutti!


mercoledì 5 giugno 2013

Venga a prendere il caffè da noi

Il titolo di questo post richiama un film di Alberto Lattuada del 1970 in cui Ugo Tognazzi interpreta la parte di un funzionario del Ministero delle Finanze che, giunto in età matura, decide di sposarsi con una delle tre sorelle ereditiere del paese (Luino, sul Lago Maggiore). Tornato dal viaggio di nozze, si stabilisce nella casa delle tre donne, dove viene coccolato e riverito. Con l'andar del tempo, in piena armonia domestica e senza trascurare la moglie, il padrone indiscusso della casa diviene amante delle altre due sorelle. Una notte, dopo i vari incontri amorosi, decide di fare visita anche alla giovane domestica, da cui è fortemente attratto. Durante l'approccio viene colto da malore e finisce in carrozzella, muto, ma servito e riverito da tutte e quattro le donne. (Qui sotto il video)



Tutto questo sproloquio perché oggi dedicherò questo post al caffè, che è una bevanda molto apprezzata da noi italiani, e che spesso amiamo consumare come conclusione di un buon pasto.
Purtroppo capita non raramente che un ottimo pranzo venga rovinato da un pessimo caffè. E così ho deciso di fare una chiacchierata su come fare un buon caffè con la moka, la macchinetta inventata nel 1933 da Alfonso Bialetti e che tutti abbiamo in casa.




Tutti sappiamo com'è fatta una moka e non mi dilungo a descriverla. Voglio però sottolineare che la macchinetta va tenuta sempre pulita, lavandola solo con acqua tiepida o fredda e mai con detersivi per non alterare il sapore del caffè. Gli eventuali residui di caffè, specialmente quelli che rimangono nei fori del filtro, possono venire rimossi usando uno spazzolino.

Per fare un buon caffè, come piace a noi italiani, bisogna considerare tre elementi fondamentali:

  1. La qualità del caffè;
  2. L'acqua;
  3. La tecnica di preparazione.
Qualità del caffè.

Il caffè che si usa maggiormente può essere di due tipi: Arabica e Robusta. 
Le differenze più significative sono nel contenuto di oli (arabica 18%, robusta 9%), di zuccheri (8% contro 5%) e di caffeina (arabica 0,9%-1,7%; robusta 1,6%-2,8%).

L’arabica è la specie maggiormente diffusa (se ne conoscono 140 varietà): cresce in terreni ricchi di minerali, meglio se di origine vulcanica, tra i 600 ed i 2.000 metri di altitudine. Il suo caffè è più aromatico perché ha oli in maggiore quantità e più fini, è più dolce perché ha più zuccheri ed è meno amaro avendo un minor contenuto di caffeina.
La robusta (come dice il nome) è più resistente: cresce dal livello del mare ai 1.000 metri ed il suo caffè è più corposo, meno delicato e più astringente.
Commercialmente l’arabica è normalmente più caro della robusta.
La robusta sopporta meno le temperature elevate (anche per il minor contenuto di oli), la sua crema è più spessa, e l’espresso che si ottiene ha più corpo, ma anche meno finezza.
Questo tipo di caffè è particolarmente indicato per la preparazione dei dolci, mentre il chicco, più duro, si usa come 'mosca' per insaporire liquori come la sambuca.
Per contro, un espresso preparato con un caffè arabica si presenterà con una crema delicata e lucida di color nocciola scuro e delicatamente tigrata. Sarà giustamente denso al palato, di sapore proprio, con una delicata acidità aromatica e gradevolmente amaro.

Il torrefattore da cui mi rifornisco prepara una miscela di arabica con 7 diverse provenienza (Brasile, Messico, Perù, Etiopia, ecc.) perché, secondo lui, una miscela ottimale si ottiene utilizzando un tipo di caffè come base, sul quale inserire note e/o contrappunti aromatici diversi utilizzando origini di maggiore pregio, o aventi caratteristiche complementari, capaci di generare un prodotto di una particolare finezza ed armonia.

Se invece si preferisce un caffè di maggiore corposità o che sia più cremoso si possono miscelare tipi di Arabica e di Robusta in proporzioni ottimizzate e personalizzate.

Riguardo alla conservazione della miscela i pareri sono alquanto discordi. In ogni caso il caffè in polvere va conservato in un contenitore perfettamente chiuso, evitando di esporlo all'aria e alla luce.
Contrariamente a quanto molti pensano, la conservazione in frigorifero non è proprio ottimale  perché la temperatura intorno ai 4-5 gradi provoca un raffreddamento troppo intenso degli oli e dei grassi contenuti, con conseguente resa poco efficiente del prodotto in tazza.
La temperatura ideale si aggira intorno ai 12-13 gradi costanti. Se in dispensa abbiamo temperature superiori conviene rifornirci di quantità piuttosto limitate di caffè, in modo che rimanga in barattolo per non più di una settimana.


Acqua.

L'acqua è essenziale per la buona riuscita del caffè.
In genere viene utilizzata l’acqua della rete idrica che, nella migliore delle ipotesi, è ricca di cloro, che odora ed ha un gusto sgradevole, ma a volte può contenere componenti indesiderate, quali l’arsenico, il piombo o lo zolfo.

Per fare un buon caffè abbiamo comunque bisogno di un’acqua che contenga una discreta quantità di sali minerali, senza tuttavia che la percezione gustativa sia troppo marcata.
Purtroppo dove ci sono sali minerali c’è anche il calcare che tende ad ostruire le tubature e gli orifizi della macchinetta.
Per questo bisogna trovare un giusto compromesso.

Per la produzione domestica del caffè si può ricorrere all'acqua dell’acquedotto correttamente depurata con appositi filtri, capaci di eliminare le impurità in sospensione ed il cloro, e di ridurre in modo controllato la presenza dei sali minerali.
In mancanza di un adeguato sistema di filtraggio, come nel mio caso, è consigliabile utilizzarla durante le ore di maggior consumo idrico (la mattina e il primo pomeriggio), quando la concentrazione di cloro e di altre sostanze è minima.
In alternativa si può usare un’acqua oligominerale in bottiglia con un discreto residuo fisso, normalmente indicato in etichetta.
Se l'acqua è dotata di una sufficiente presenza di sali si otterrà un caffè migliore, più cremoso e più dolce.

Tecnica di preparazione.

Riempire la caldaia di acqua fino a sfiorare la valvola di sicurezza, senza mai superarla; se viceversa il livello d'acqua sarà maggiore si otterrà un caffè lungo o molto lungo con un contenuto di caffeina proporzionalmente più elevato e dal sapore più amaro.

Riempire il filtro generosamente, distribuendo uniformemente la polvere di caffè, senza mai pressarla, formando una piccola cupoletta al centro.




Chiudere la caffettiera serrandola bene, abbassare il coperchio e metterla sul fuoco a fiamma media in modo che l’acqua si scaldi abbastanza rapidamente.

Appena il caffè comincia ad uscire, abbassare un poco il fuoco affinché l'acqua possa risalire lentamente attraverso la polvere di caffè estraendone gli aromi, e alzare il coperchio per evitare che il vapore si condensi e ricada nel bricco.
Spegnere il fuoco prima che il caffè sia completamente uscito (in pratica appena la moka comincia a 'borbottare').
Se resta un po' d'acqua nella caldaia non ci si deve preoccupare perché tutto quello che esce nella fase finale (la coda) può soltanto rovinare il caffè. Non lasciare mai bollire il caffè sul fuoco: questo lo brucerebbe, compromettendone la riuscita.

Mescolare il caffè raccolto nel bricco per omogeneizzare il liquido più concentrato uscito all'inizio con quello più diluito della fine.

Gustare il caffè caldo, appena uscito, versandolo in tazzine di porcellana con l'interno di color bianco per poter valutare ogni minima tonalità di colore; la forma deve essere preferibilmente troncoconica per esaltare gli aromi del caffè e convogliarli verso il naso.




Caffè amaro o zuccherato?
Quando la miscela è buona ed il caffè è stato correttamente estratto,  non ci dovrebbe essere bisogno di aggiungere zucchero perché gli oli essenziali che giungono nella tazzina in milioni di piccole gocce vanno a saturare i recettori presenti sulla nostra lingua, facendo sì che la mancata sensazione di amaro possa venire scambiata per dolcezza.
Tuttavia ognuno di noi ha gusti ed abitudini particolari e pertanto l'aggiunta dello zucchero diventa una scelta molto soggettiva. L'unica regola da rispettare è che non bisogna mai dolcificare il caffè al posto degli ospiti.



Se piace, possiamo preparare una cremina dolcissima di caffè che simuli quella che si ottiene al bar con la macchina espresso.
Il procedimento è semplicissimo.
Si mette qualche cucchiaino di zucchero in una tazzina e ci si versano sopra poche gocce di caffè appena comincia a venire su (quello più scuro e denso).


Con un cucchiaino si gira quindi  a lungo e molto energicamente fino ad ottenere una crema dalla consistenza molto densa  e di un bel colore nocciola chiaro.
La cremina può essere disposta sul fondo della tazzina, prima di versare il caffè, oppure aggiunta dopo come si fa abitualmente con lo zucchero.







domenica 2 giugno 2013

Insalata ai tre cereali

Avevo in dispensa una confezione di 3 cereali che attendeva da tempo di essere consumata.
I cereali in questione erano: riso parboiled, farro perlato e orzo perlato; il tempo di cottura indicato nella confezione era di 12 minuti, senza ammollo preliminare.
Decido di farci un'insalata che si potesse consumare come antipasto, come primo o anche come contorno.
 


Per farla un po' più saporita decido di lessare i cereali in un brodo vegetale anziché in acqua.

Preparo quindi il brodo.
In una pentola abbastanza capiente metto i seguenti ingredienti:

  • 2 carote spellate
  • un grosso gambo di sedano
  • 2 foglie di alloro
  • 1 spicchio d'aglio incamiciato, leggermente schiacciato
  • un ciuffo di basilico
  • 2 chiodi di garofano


Lascio bollire a fuoco dolce per circa 15-20 minuti, poi tolgo le verdure e verso i cereali nel brodo.
Faccio bollire dolcemente per il tempo indicato, girando di tanto in tanto e schiumando la superficie del brodo ogni volta che se ne presentava la necessità.
Scolo quindi i cereali e li lascio raffreddare in una insalatiera.


Mentre i cereali si raffreddano preparo i vegetali per il condimento dell'insalata; a tale scopo ho usato:

  • 2 carote non troppo grosse spellate e tagliate a rondelle sottili con la mandolina
  • i gambi teneri dei germogli di sedano subito sotto le foglie, eliminando le foglie stesse e la base dei gambi  che è più coriacea; anche questi li riduco a rondelle sottili usando un coltello
  • un paio di cucchiai di olive nere snocciolate tagliate a fettine
  • un uovo sodo tagliato a spicchi

Mescolo tutto delicatamente e condisco con dell'ottimo olio extravergine di oliva: l'insalata è pronta!



Nota (lettura per soli adulti) - Non so se è una coincidenza, ma dopo averne mangiata una buona dose ho potuto constatare un piacevole e del tutto inaspettato effetto ... come dire? ... afrodisiaco! Merito dei 3 cereali o dei germogli teneri di sedano?
Nel dubbio invito le mie 'bloggaline' a provare con i loro mariti! ... Aspetto vostre notizie.



martedì 28 maggio 2013

Terrina di verdure al forno

L'altro giorno, quando ho preparato la Taieddhra di riso, patate e cozze per la sfida mensile dell'MTC,  avevo tra gli ospiti il solito vegetariano.
Mi seccava fare per lui un piatto rimediato, tanto perché mangiasse qualcosa che non contenesse carne o pesce, mentre noi mangiavamo la specialità che ci aveva proposto Cristian (a proposito, anche il vegetariano si chiama Cristian).
Così ho voluto fare anche per lui un piatto speciale ed insolito che assomigliasse un po' alla nostra Teieddhra. E alla fine è uscita questa specialità.

Gli ingredienti per riempire una terrina per 3-4 persone erano (dosi approssimate, avendo talvolta lavorato ad occhio):

  • mezza melanzana viola
  • mezzo peperone giallo e verde
  • 6-7 pomodorini piccadilly
  • mezza cipolla rossa di Tropea
  • 1 fiordilatte
  • 5-6 fette di pane in cassetta
  • olio
  • sale e pepe



Con  un pelapatate ho sbucciato parzialmente la melanzana riducendola a strisce bianche e viola. L'ho divisa a metà nel senso della lunghezza e poi, con la mandolina, ho ricavato delle mezze fette dello spessore di poco meno di un centimetro.


Ho poi diviso a metà il peperone, ho pulito l'interno togliendo i semini e le parti bianche, e l'ho quindi tagliato a striscioline.


Riduco quindi la mezza cipolla a fettine sottili ed i pomodorini a dischetti di circa mezzo centimetro.
Ungo bene una terrina di medie dimensioni (cm 27 x 17), e dispongo sul fondo dapprima i pomodorini e, sopra a questi, la cipolla a fette.



Sopra questo primo strato vi adagio le fette di melanzana, che andrò a disporre su un lato della terrina, mentre la strisce di peperone le disporrò sull'altro lato. Distribuisco quindi sulla superficie delle verdure un poco di sale.



Intanto prendo le fette di pancarré, elimino i bordi scuri e le sbriciolo con le mani; metto poi tutto in una ciotola ed aggiungo un po' di olio extra vergine in modo che le briciole di pane possano assorbirlo bene.



Prendo infine una mozzarella fiordilatte (ma, avendola, si può usare anche la mozzarella di bufala), la riduco a pezzetti e la distribuisco uniformemente sopra lo strato di melanzane e peperoni.

Copro infine con la mollica di pane intrisa d'olio, do una girata di pepe tritato al mulinello, un altro filo d'olio se necessario e metto la terrina in forno già caldo, tenendola a 200° per non più di mezz'ora, fin quando la mollica di pane abbia formato una bella crosticina.




Purtroppo, nella foga di preparare (e fotografare) la Teieddhra per la gara dell'MTC, ho dimenticato di fotografare questa terrina di verdure quando è stata tolta dal forno. Vi assicuro però che l'aspetto (ma anche il sapore) era molto molto gradevole.
(Quando me ne sono ricordato, non c'era più: tutta mangiata dagli ospiti!).


lunedì 27 maggio 2013

Taieddhra riso patate e cozze di Andrea

Eccomi pronto per il mio 5° appuntamento con l' MTC. Il tema della sfida di questo mese l'ha proposto Cristian del blog resistenzapoetica: la 'Taieddhra riso, patate e cozze'.
Si tratta di un piatto tradizionale pugliese, o meglio salentino, le cui origini si perdono nella notte dei tempi (pare che risalga al periodo della dominazione spagnola del 1600). E' un piatto povero, frutto di un ingegnoso connubio tra prodotti di terra e di mare, composto da pochi ingredienti che in genere si hanno in casa o che si possono facilmente reperire nelle vicinanze.
Di questo piatto sono note numerosissime varianti, ma Cristian ci propone la ricetta della sua famiglia, così come gli è stata tramandata.

Io non conoscevo questo piatto e quindi l'ho realizzato seguendo abbastanza fedelmente le istruzioni di Cristian.

Questi gli ingredienti che ho usato (le dosi sono approssimative, avendo spesso lavorato ad occhio).
  • 1,5 kg di cozze
  • 300 g di riso superfino Roma
  • 3 patate di media grandezza
  • 4 zucchine romanesche
  • 6-7 pomodorini piccadilly
  • 1/2 cipolla rossa di Tropea
  • ricotta salata di pecora grattugiata
  • pecorino romano grattugiato
  • Olio evo


Ho cominciato a pulire le cozze tirando via il bisso e raschiando con una paglietta di ferro i gusci che avevano parecchie alghe o incrostazioni attaccate.
Per quanto riguarda l'apertura, dato il notevole numero di cozze da trattare e considerando che il tunnel carpale era tornato a darmi fastidio, ho proceduto con il metodo tradizionale, mediante scottatura per pochissimi minuti in un capiente tegame coperto; a metà cottura, per dare più sapore, ho aggiunto mezzo bicchiere di vino bianco previamente riscaldato al fuoco.
Appena le cozze hanno cominciato ad aprirsi, ho spento il fuoco per poi cominciare a staccare i molluschi dalle valve; a lavoro finito ho quindi filtrato il liquido di cottura passandolo attraverso qualche quadratino di garza sterile, mentre i molluschi li ho messi in un altro recipiente con un po' del loro liquido.

Procedo poi a preparare le patate e le zucchine, che riduco a fette abbastanza sottili usando la mia nuova mandolina, e le condisco insieme con qualche cucchiaio d'olio extra vergine.


Con un coltello taglio a fette sottili la mezza cipolla, mentre i pomodorini li divido a spicchi sottili. Ungo bene la mia teglia (che è una pirofila), ci metto dapprima la cipolla e poi uno strato di patate e zucchine.
Sciacquo abbondantemente il riso, lo scolo e lo dispongo in uno strato sottile ed uniforme sopra le verdure. Aggiungo poi la metà delle cozze che avevo tenuto da parte e dei pomodorini tagliati a spicchi, finendo questo primo strato con una bella grattugiata di ricotta salata di pecora.



Faccio quindi un secondo strato mettendo le patate e le zucchine mescolate insieme (stavolta niente cipolla), poi il riso bagnato ed infine le cozze rimaste. Guarnisco infine con i pomodorini.
A questo punto aggiungo il liquido filtrato delle cozze che giusto giusto riesce a sfiorare la superficie delle verdure, quindi non aggiungo altra acqua.
Copro infine questo secondo strato con un'abbondante spolverata di saporitissimo pecorino romano.

Metto la teglia al forno già caldo a 160° e la lascio cuocere per circa un'ora.
Dopo circa mezz'ora mi ricordo che bisognava mettere un po' d'olio sulla superficie; pazienza, ce lo metto ora.
Al termine della cottura alzo la temperatura a 200°  e la lascio gratinare per un altro quarto d'ora circa.
Spengo quindi il forno, socchiudo lo sportello e lascio riposare la mia taieddhra per oltre un'ora.




Il risultato è stato molto positivo; il gusto molto particolare, direi insolito per l'accostamento delle cozze col formaggio e con le altre verdure, ma comunque molto gradevole ed apprezzato da tutti noi.

Questo è quello che è rimasto dopo il pranzo di tre persone





Grazie Cristian! Mi hai fatto venire voglia di fare una visita in Salento per godere delle bellezze naturali ed artistiche di cui è ricco e della sua cucina.

Naturalmente con questa ricetta partecipo alla sfida di maggio dell'MTChallenge!


Arrivederci per la sfida del prossimo mese, che vinca il migliore! (non io, spero)...