Quello che sta succedendo in questi giorni nella
politica italiana mi ha lasciato veramente sconcertato.
Renzi, che alle maggioritarie ha avuto un sostegno
plebiscitario, ha sempre detto che avrebbe fatto il segretario del PD senza
lasciare l’incarico di sindaco di Firenze. Quindi avrebbe mantenuto il doppio
incarico, pensando che fare il segretario del partito più grande d’Italia non
fosse così impegnativo (o che lui è così bravo da poter svolgere altrettanto
bene entrambi i ruoli).
Poi da neosegretario ha ripetuto più volte che avrebbe
lealmente sostenuto il governo Letta, almeno fino al termine del semestre di
presidenza europeo, che spetta all’Italia a partire da giugno.
Ma alla Direzione del PD emerge la figura del
rottamatore (demolition man, come viene definito dalla stampa straniera) e,
dopo avere ipocritamente apprezzato il lavoro finora svolto da Letta, lo stronca
inesorabilmente proponendo un nuovo percorso legislativo per uscire dalla
palude, che consenta (ma guarda un po’!) di portare a compimento il cammino delle
riforme già avviato e le proposte di riforma costituzionale riguardanti il
Titolo V e la trasformazione del Senato della Repubblica.
Naturalmente, se assumerà la direzione del Governo lascerà la carica di sindaco.
Non ho nulla contro Renzi, anzi ne apprezzo la grande
vitalità, un po’ meno la sua smisurata ambizione. Certamente, se vuoi governare
devi essere molto ambizioso, ma questo Renzi che prima dice una cosa e poi ne
fa un’altra mi ricorda tanto Berlusconi!
Per il momento ha fatto molto bene due cose che sono tipiche della sinistra italiana:
- è riuscito a far cadere il leader del suo stesso partito, senza che altri ne chiedessero espressamente la testa;
- è riuscito a resuscitare il più grande avversario del suo partito, nonostante pendesse su di lui una condanna definitiva per un reato infamante.
Da buon italiano incrocio le dita e aspetto i risultati!




